Nigeria · n. 1963–2019 · Curator, Critic, Art Historian
Curatore, critico e storico dell’arte, nato a Calabar in Nigeria nel 1963 e morto a Monaco di Baviera nel 2019. Arrivato negli Stati Uniti a diciannove anni e laureato in scienze politiche, nel 1994 fonda Nka: Journal of Contemporary African Art. Dirige la seconda Biennale di Johannesburg nel 1997 e nel 2002 è il primo non europeo a guidare Documenta. Dal 2011 al 2018 dirige la Haus der Kunst di Monaco, e nel 2015 è il primo curatore di origine africana della Biennale di Venezia.
Non ha studiato storia dell’arte: si laurea in scienze politiche al Jersey City State College nel 1987, dopo un semestre a Nsukka, e da quella formazione gli resta il modo di guardare alle mostre come a fatti politici. Nel 1994 fonda con Salah Hassan la rivista Nka, che dà per la prima volta all’arte contemporanea africana un luogo di discorso critico proprio anziché etnografico. Nel 1997 la seconda Biennale di Johannesburg, nel Sudafrica appena uscito dall’apartheid, è il suo primo grande incarico e il suo primo fallimento finanziario: chiude in anticipo, ma stabilisce il metodo. Cinque anni dopo, a Documenta 11, quel metodo diventa una struttura: la mostra di Kassel è solo l’ultima di cinque Piattaforme aperte fra Vienna, Berlino, Nuova Delhi, Saint Lucia e Lagos nell’arco di quindici mesi, cioè la grande mostra smette di essere un luogo e diventa un processo che attraversa i continenti. È la Documenta che l’istituzione stessa chiama la prima davvero globale e postcoloniale. Da lì una sequenza quasi senza pause: Siviglia nel 2006, Gwangju nel 2008, la Triennale di Parigi nel 2012. Nel 2011 lascia la sola curatela per la direzione, alla Haus der Kunst di Monaco, l’edificio costruito dal nazismo per esporre l’arte tedesca: lo apre a Frank Bowling, a Matthew Barney, a El Anatsui, e con Postwar prova a riscrivere il dopoguerra come storia planetaria invece che atlantica. Nel 2015 porta a Venezia All the World’s Futures, con un’arena progettata da David Adjaye in cui il Capitale di Marx viene letto ad alta voce, per intero, per sette mesi. Il mandato di Monaco finisce male, nel giugno 2018: si dimette per malattia mentre l’istituzione attribuisce a un programma troppo ambizioso il proprio disavanzo, e lui replica che fino a fine 2017 i conti erano sani e parla apertamente di denigrazione. Muore nel marzo 2019, una settimana dopo l’apertura della sua ultima mostra. Due progetti gli sopravvivono e vengono portati a termine da altri: Grief and Grievance al New Museum e la quindicesima Biennale di Sharjah.
Ambiti: Global South, Decolonial Studies, Biennials, Institution Building, Politics of Representation, Publishing
Incarichi:
Fondatore, Nka: Journal of Contemporary African Art (dal 1994)
Direttore artistico, 2ª Biennale di Johannesburg (1997)
Adjunct curator, International Center of Photography, New York
Dean of Academic Affairs e senior vice president, San Francisco Art Institute (2005–2009)
Direttore artistico, 2ª Biennale di Siviglia (2006)
Direttore artistico, 7ª Biennale di Gwangju (2008)
Direttore, Haus der Kunst, Monaco (2011–2018)
Kirk Varnedoe Visiting Professor, Institute of Fine Arts, New York University (2012)
Direttore artistico, La Triennale, Palais de Tokyo, Parigi (2012)
Curatore, 56ª Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia (2015)
Istituzioni: Nka: Journal of Contemporary African Art, Documenta, Kassel, La Biennale di Venezia, Haus der Kunst, Monaco
Mostre e pubblicazioni curate
1997 seconda Biennale di Johannesburg diretta da Trade Routes: History and Geography, 2ª Biennale di Johannesburg, Johannesburg (Sudafrica) (Gabriel Orozco, Felix Gonzalez-Torres, Shirin Neshat, Stan Douglas, Ghada Amer, Eugenio Dittborn, Santu Mofokeng, Penny Siopis, Sue Williamson, William Kentridge, David Hammons, Isaac Julien). Centosessanta artisti da oltre sessanta paesi, fra Johannesburg e Città del Capo, nell’autunno del 1997, in un Sudafrica uscito dall’apartheid da tre anni: sei mostre tematiche, di cui Enwezor firma Alternating Currents insieme a Octavio Zaya. Chiude in anticipo, per mancanza di fondi. La documentazione superstite è tutta di seconda mano, perché l’ente che la organizzò non esiste più.
2001 mostra ideata e curata, per il Museum Villa Stuck di Monaco, da The Short Century: Independence and Liberation Movements in Africa, 1945–1994, Museum Villa Stuck, poi Berlino, Chicago e MoMA PS1, Monaco di Baviera (Germania) (Georges Adéagbo, Jane Alexander, Ghada Amer, Skunder Boghossian, Frédéric Bruly Bouabré, William Kentridge, Seydou Keïta, Bodys Isek Kingelez, Santu Mofokeng, Yinka Shonibare, Malick Sidibé). Cinquant’anni di lotte per l’indipendenza africana raccontati attraverso arte, fotografia, cinema, architettura, musica e documenti politici. Aperta al Museum Villa Stuck nel febbraio 2001, passa poi a Berlino, al Museum of Contemporary Art di Chicago e infine al PS1 del MoMA fra febbraio e maggio 2002. È la mostra che porta dentro un museo occidentale la storia politica di un continente invece della sua produzione artistica isolata dal contesto.
2002 direzione artistica di Documenta11, Museum Fridericianum e altre sedi, Kassel (Germania) (Georges Adéagbo, Eija-Liisa Ahtila, Chantal Akerman, Kutluğ Ataman, The Atlas Group, Bernd e Hilla Becher, Zarina Bhimji, Louise Bourgeois, Frédéric Bruly Bouabré, Tania Bruguera, On Kawara, Raqs Media Collective). Centodiciassette fra artisti e gruppi, seicentocinquantamila visitatori, dall’8 giugno al 15 settembre. La mostra di Kassel è solo la quinta di cinque Piattaforme: le altre quattro si erano tenute a Vienna e Berlino, a Nuova Delhi, a Saint Lucia e a Lagos fra il marzo 2001 e il marzo 2002, come conferenze e seminari senza opere. Enwezor la dirige con Carlos Basualdo, Ute Meta Bauer, Susanne Ghez, Sarat Maharaj, Mark Nash e Octavio Zaya, ed è il primo non europeo a guidare Documenta.
2012 mostra curata, con Rory Bester, da Rise and Fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday Life, International Center of Photography, New York (USA) (Ernest Cole, David Goldblatt, Peter Magubane, Santu Mofokeng, Sam Nzima, Jo Ractliffe, Guy Tillim, Sue Williamson, Jane Alexander, Hans Haacke, Adrian Piper, William Kentridge). Settanta fra fotografi, artisti e cineasti e oltre cinquecento fra fotografie, film, video, documenti, manifesti e riviste, dal 14 settembre 2012 al 6 gennaio 2013, dopo sei anni di ricerca condotta con Rory Bester. La mostra tratta la fotografia come strumento dell’amministrazione razziale prima ancora che come testimonianza, e nel 2013 arriva alla Haus der Kunst.
2015 56ª Esposizione Internazionale d’Arte a cura di All the World’s Futures, 56ª Biennale di Venezia, Giardini e Arsenale, Venezia (Italia) (El Anatsui, Terry Adkins, Chantal Akerman, John Akomfrah, Georg Baselitz, Christian Boltanski, Marlene Dumas, Isa Genzken, Hans Haacke, Bruce Nauman, Adrian Piper, Sammy Baloji). Centotrentasei artisti da cinquantatré paesi, ottantanove dei quali per la prima volta a Venezia, dal 9 maggio al 22 novembre, con cinquecentomila visitatori. Al centro c’è l’ARENA, uno spazio progettato da David Adjaye dove per tutti e sette i mesi degli attori leggono ad alta voce i tre volumi del Capitale di Marx, in una regia di Isaac Julien concepita insieme a Enwezor e a Mark Nash. È il primo curatore di origine africana nella storia della Biennale Arte.