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Shirin Neshat

Shirin Neshat
Qazvin, Iran, 1957 - vive e lavora a New York
LA DOMANDA FONDAMENTALE

Che cosa resta fuori quando lo schermo è diviso in due?

Shirin Neshat nasce il 26 marzo 1957 a Qazvin, in Iran, e lascia il paese nel 1975 per studiare negli Stati Uniti, alla University of California di Berkeley, dove ottiene BA, MA e MFA. Vive e lavora a New York. Fotografia, video e cinema le servono per affrontare l'esilio e la diaspora iraniana, il ruolo delle donne nella società iraniana e mediorientale, e la storia dell'Iran dalla rivoluzione del 1979, letta attraverso l'allegoria poetica.

Nella serie fotografica Women of Allah (1993-1997) sovrappone calligrafia in farsi, poesie di donne scritte prima e dopo la rivoluzione islamica, a ritratti in bianco e nero: nasce così Rebellious Silence (1994), il volto diviso dalla canna di un fucile. Nel 1998 passa al video a due canali, pensato per due schermi opposti che il pubblico non riesce a guardare insieme: in Turbulent (1998) un uomo canta davanti a una sala piena mentre una donna si esibisce sola in una sala vuota, riflesso del divieto, nella legge iraniana, di cantare in pubblico da sole. Rapture (1999) contrappone un gruppo di uomini in una fortezza a un gruppo di donne nel deserto.

Nel 2009 debutta come regista di lungometraggi con Women Without Men, dal romanzo di Shahrnush Parsipur ambientato nel colpo di stato del 1953, premiato con il Leone d'Argento per la miglior regia alla 66ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Dirige poi, con il compagno Shoja Azari, Looking for Oum Kulthum (2017) e Land of Dreams (2021), entrambi presentati a Venezia. Tra il 2019 e il 2020 The Broad di Los Angeles le dedica I Will Greet the Sun Again, la retrospettiva più ampia della sua carriera fino a quel momento.

EsilioLa diaspora iraniana come condizione permanente, non solo biografica.
GenereIl corpo delle donne tra libertà individuale e legge collettiva.
CalligrafiaPoesie di donne scritte a mano sopra il volto fotografato.
Sguardo divisoDue schermi opposti impediscono di vedere tutto insieme.

Contesto della ricerca

Quando emerge
Inizio anni '90, dopo un ritorno in Iran a seguito di oltre un decennio di assenza; prima personale nel 1993 (Unveiling, Franklin Furnace, New York); riconoscimento internazionale nel 1998-1999 con i video Turbulent e Rapture
Formazione
1983 · University of California, Berkeley, Berkeley, US (BA, MA, MFA)
Temi
EsilioGenereCalligrafiaSguardo diviso
Linguaggi & media
FotografiaVideo a due canaliCinemaInstallazione
Cicli/Opere chiave
1993-1997 · Women of Allah - serie fotografica in bianco e nero con calligrafia farsi; opera-simbolo Rebellious Silence (1994), il volto diviso dalla canna di un fucile1998 · Turbulent - video a due canali: un uomo canta davanti a una sala piena, una donna si esibisce sola in una sala vuota1999 · Rapture - video a due canali: un gruppo di uomini in una fortezza contrapposto a un gruppo di donne nel deserto2002 · Tooba - video installazione dal racconto di Shahrnush Parsipur, presentata a Documenta 11, Kassel2009 · Women Without Men - primo lungometraggio, dal romanzo di Shahrnush Parsipur ambientato nel colpo di stato del 19532017 · Looking for Oum Kulthum - co-regia con Shoja Azari: una regista iraniana in esilio cerca di realizzare un film sulla cantante egiziana Oum Kulthum2021 · Land of Dreams - lungometraggio con Sheila Vand, Matt Dillon e Isabella Rossellini, co-regia con Shoja Azari2022 · The Fury - installazione video monocroma a due canali
Art Figures
Shoja Azari · compagno di vita e collaboratore artistico dal 1997; interprete in Turbulent (1998) e co-regista di Looking for Oum Kulthum (2017) e Land of Dreams (2021)Shahrnush Parsipur · scrittrice, fonte letteraria di Tooba (2002) e di Women Without Men (2009)Sussan Deyhim · cantante e compositrice, interprete della parte femminile in Turbulent (1998)Ed Schad · curatore della retrospettiva I Will Greet the Sun Again, The Broad, Los Angeles (2019-2020)
Art Spaces
Gladstone Gallery · New York, US · rappresentanzaGoodman Gallery · Londra, Johannesburg e Cape Town · mostre personali dal 2016Galeria Filomena Soares · Lisbona, Portogallo · rappresentanza
Collezioni
Museum of Modern Art, New YorkSolomon R. Guggenheim Museum, New YorkWhitney Museum of American Art, New YorkMetropolitan Museum of Art, New YorkTate Modern, LondraArt Institute of ChicagoLos Angeles County Museum of ArtBrooklyn MuseumHirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington D.C.Museum of Contemporary Art ChicagoMuseum of Fine Arts, BostonDallas Museum of ArtMathaf: Arab Museum of Modern Art, DohaBritish Museum, Londra

Cronologia della ricerca

1975-1992Formazione e esilio

Lascia l'Iran nel 1975 per studiare arte alla University of California, Berkeley (BA, MA, MFA). Lavora per circa un decennio alla Storefront for Art and Architecture di New York, con poca produzione artistica propria. Nei primi anni '90 torna in visita in Iran dopo oltre un decennio di assenza: l'esperienza innesca la serie Women of Allah.

1993-1999Da Women of Allah ai due schermi

Nel 1993 tiene la prima personale, Unveiling, alla Franklin Furnace di New York, e inizia la serie fotografica Women of Allah (1993-1997). Con i video a due canali Turbulent (1998) e Rapture (1999) ottiene riconoscimento internazionale, culminato nel First International Prize alla 48ma Biennale di Venezia (1999).

2000-2008Consolidamento museale

Espone alla Whitney Biennial (2000) e a Documenta 11 a Kassel (2002), con personali alla Serpentine Gallery di Londra (2000) e al Guggenheim Bilbao (2002); entra nella scuderia della Gladstone Gallery di New York.

2009-2017Il debutto nel cinema

Nel 2009 dirige il suo primo lungometraggio, Women Without Men, dal romanzo di Shahrnush Parsipur, premiato con il Leone d'Argento per la miglior regia alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2013 una retrospettiva itinerante parte dal Detroit Institute of Arts; nel 2015 l'Hirshhorn Museum di Washington le dedica Facing History. Nel 2017 dirige, con Shoja Azari, Looking for Oum Kulthum, presentato a Venezia, e riceve il Praemium Imperiale nella categoria Pittura.

2019-2022Le grandi retrospettive

Il Broad di Los Angeles le dedica I Will Greet the Sun Again (2019-2020), la rassegna più ampia della sua carriera, poi itinerante al Modern Art Museum of Fort Worth (2021). Nel 2021 dirige, ancora con Shoja Azari, il lungometraggio Land of Dreams, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2022 realizza l'installazione video The Fury e si impegna pubblicamente nel movimento Woman, Life, Freedom dopo la morte di Mahsa Amini.

2023-2026Riconoscimenti alla carriera

The Fury viene esposta a Fotografiska, Stoccolma (2023) e Berlino (2024). Nel 2024 riceve il Lifetime Achievement Award dall'International Center of Photography di New York. Resta attiva con mostre recenti, tra cui Born of Fire al Parrish Art Museum.

Passaggi istituzionali

1998Tate Gallery, Londra

Mostra personale.

2000Whitney Museum of American Art, New York

Whitney Biennial 2000, collettiva.

2002Documenta 11, Kassel

Presenta la video installazione Tooba, basata su un racconto di Shahrnush Parsipur.

2015Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington D.C.

Shirin Neshat: Facing History, 18 maggio - 20 settembre 2015, curata da Melissa Chiu e Melissa Ho: prima mostra a collocare la sua opera nel contesto della storia dell'Iran moderno.

2019-2020The Broad, Los Angeles

I Will Greet the Sun Again, 19 ottobre 2019 - 16 febbraio 2020, curata da Ed Schad: la più ampia retrospettiva della sua carriera fino a quel momento.

2021Tate Modern, Londra

Soliloquy, mostra personale.

Premi e riconoscimenti

1999Premio Internazionale, Biennale di Venezia

48ma edizione, per le opere Turbulent e Rapture; premio distinto dai Leoni d'Oro della stessa edizione, assegnati quell'anno a Louise Bourgeois, Bruce Nauman e all'Italia.

2000Grand Prix, Gwangju Biennale

Corea del Sud.

2002Infinity Award for Visual Art, International Center of Photography

New York.

2005Hiroshima Art Prize

Hiroshima City Museum of Art, Giappone.

2006Dorothy and Lillian Gish Prize

New York.

2009Leone d'Argento per la Miglior Regia, Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Per il film Women Without Men, 66ma edizione.

2017Praemium Imperiale, categoria Pittura

Tokyo, 29ma edizione.

2024Lifetime Achievement Award, International Center of Photography

New York.

FONTI VERIFICATEFonti primarie lette: Wikipedia (inglese), voci "Shirin Neshat", "48th Venice Biennale", "Shoja Azari", "Looking for Oum Kulthum", "Land of Dreams (2021 film)"; Britannica, voce "Shirin Neshat"; Gladstone Gallery (pagina biografica dell'artista); Goodman Gallery (pagina artista); Galeria Filomena Soares, CV ufficiale dell'artista (PDF, luglio 2024); Whitney Museum of American Art (pagina artista); Tate (pagina artista); MoMA (pagina collezione, opera della serie Rapture); Hirshhorn Museum (comunicato "Facing History"); The Broad (comunicato stampa "I Will Greet the Sun Again", PDF); NIAC Council ("Shirin Neshat Wins Best Director at Venice Film Festival"); Praemium Imperiale (pagina laureata); publicdelivery.org (articolo su Turbulent); uen.pressbooks.pub, ARTH 2720 (capitolo su Women of Allah); myartguides.com (pagina Gladstone Gallery). DISCORDANZE: alcune fonti secondarie, tra cui l'infobox della voce Wikipedia su Shirin Neshat e un articolo di publicdelivery.org, usano impropriamente "Golden Lion" o "Lion d'Or" per il premio ricevuto nel 1999 alla 48ma Biennale di Venezia; la pagina Wikipedia dedicata a quella edizione e il CV ufficiale della galleria chiariscono che si tratta del "International Prize", distinto dai Leoni d'Oro (assegnati quell'anno a Louise Bourgeois, Bruce Nauman e all'Italia). Il Leone d'Argento effettivamente vinto da Neshat è quello per la miglior regia alla Mostra del Cinema di Venezia 2009, per Women Without Men. Lo stesso infobox di Wikipedia riporta altrove, in modo incoerente con il resto della voce e con le altre fonti, l'anno 2004 per Women Without Men: qui si è adottato il 2009, confermato da CV gallerista, NIAC Council e Goodman Gallery. Dati sostenuti da una sola fonte, da trattare con cautela: l'anno di laurea MFA 1983 (Wikipedia); la data di nascita di Shoja Azari, 18 settembre 1957, segnalata dalla stessa pagina Wikipedia come priva di citazione verificata; non risulta documentata una seconda residenza stabile dell'artista oltre New York.

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