Critica d’arte e curatrice, nata a Napoli nel 1938 e morta a Milano nel 2020. Nel 1974, con Il corpo come linguaggio, è la prima in Italia a costruire una teoria della body art mentre questa accade. Nel 1980, a Palazzo Reale, con L’altra metà dell’avanguardia riporta alla luce oltre cento pittrici e scultrici cancellate dalla storia delle avanguardie: è la mostra che ha cambiato il canone in Italia.
Napoletana, si forma scrivendo e non insegnando, e non avrà mai un incarico museale: lavora da critica indipendente per cinquant’anni. Nel 1974 pubblica da Prearo Il corpo come linguaggio. La body art e storie simili, trecentoventi pagine e trecentotrenta immagini su sessanta artisti, in italiano e in inglese: non è il catalogo di una mostra ma un libro che arriva prima delle mostre, e che dà un nome e una grammatica a pratiche che in Italia quasi nessuno stava guardando. Sei anni dopo fa la cosa per cui va ricordata. L’altra metà dell’avanguardia. 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche apre a Palazzo Reale nel febbraio 1980, organizzata dal Comune di Milano, con l’allestimento di Achille Castiglioni e la grafica di Grazia Varisco: ventitré sale, undici sezioni, oltre cento artiste che i movimenti del primo Novecento avevano avuto dentro e che la storiografia aveva poi tolto dai libri. Va poi a Roma e a Stoccolma, e quarant’anni dopo le istituzioni la chiamano ancora una pietra miliare e una mostra pionieristica. Da lì in avanti il suo lavoro è quasi sempre un recupero: nel 1983, ancora a Palazzo Reale, rilegge l’arte programmata e cinetica come l’ultima avanguardia; nel 1985 dà a Carol Rama la sua prima antologica, sul sagrato del Duomo di Milano; nel 1997, al Mart, con Trash mette in mostra l’arte fatta di rifiuti. Scrive libri che restano — L’arte in trincea, un lessico delle tendenze dal 1960 al 1990, e Parole sull’arte, che raccoglie quarant’anni di scritti. Era sposata con Enzo Mari: sono morti a un giorno di distanza, nell’ottobre del 2020.
Ambiti: Body Art, Artiste delle avanguardie, Feminist Practices, Historical Rediscovery, Italian Avant-gardes, Editoria
1980 mostra ideata e curata da L’altra metà dell’avanguardia. 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche, Palazzo Reale, poi Palazzo delle Esposizioni a Roma e Kulturhuset a Stoccolma, Milano (Italia) (Carol Rama, Frida Kahlo, Ithell Colquhoun, Marisa Mori). Apre a Palazzo Reale nel febbraio 1980, organizzata dal Comune di Milano: ventitré sale e undici sezioni per oltre cento pittrici e scultrici che erano state dentro i movimenti delle avanguardie storiche e che la storiografia aveva poi cancellato. L’allestimento è di Achille Castiglioni, con velari tesi che fanno da illuminazione indiretta; la grafica di Grazia Varisco. Passa poi al Palazzo delle Esposizioni di Roma e al Kulturhuset di Stoccolma. L’elenco completo delle artiste non è pubblicato da nessuna istituzione: qui compaiono solo quelle con un riscontro nominale.
1983 mostra a cura di Arte programmata e cinetica 1953-1963. L’ultima avanguardia, Palazzo Reale, Milano (Italia) (Dadamaino, Bruno Munari, Grazia Varisco, Enzo Mari). Dal 4 novembre 1983 al 27 febbraio 1984, con catalogo Mazzotta: il decennio dell’arte programmata e cinetica italiana riletto non come una parentesi tecnica ma come l’ultima avanguardia del secolo. È l’unica mostra in cui incontra professionalmente Enzo Mari, che era suo marito.
1985 antologica a cura di Carol Rama, Sagrato del Duomo, Milano (Italia) (Carol Rama). La prima antologica dell’artista, allestita da Achille Castiglioni sul sagrato del Duomo nell’estate del 1985, con monografia Mazzotta. L’Archivio Carol Rama scrive che con questa mostra Lea Vergine riesce a presentare e a far conoscere una parte sostanziale del lavoro dell’artista lungo tutto l’arco della sua carriera: è il momento in cui Rama esce da cinquant’anni di margine.
1985 mostra a cura di Gina Pane. Partitions. Opere multimedia 1984-85, PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano (Italia) (Gina Pane). Dal 29 novembre 1985 al 13 gennaio 1986, catalogo Mazzotta con un testo di Giorgio Manganelli. Undici anni dopo averne scritto in Il corpo come linguaggio, Lea Vergine le dà una mostra: non le azioni degli anni Settanta ma le opere multimediali dell’ultima fase, cinque anni prima della morte dell’artista.
1992 mostra a cura di Irma Blank. Blue Carnac e storie simili, PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano (Italia) (Irma Blank). Dall’8 ottobre all’8 novembre 1992, con un catalogo che affianca il suo testo a quello di Elisabetta Longari. La scrittura asemantica di Irma Blank — pagine di segni che hanno la forma della lingua e non ne hanno il significato — trova qui uno dei primi riconoscimenti museali italiani.
1997 mostra a cura di Trash. Quando i rifiuti diventano arte, Mart, fra Palazzo delle Albere a Trento e l’Archivio del ’900 a Rovereto, Trento e Rovereto (Italia) (Enrica Borghi, Giuseppe Maraniello). Dal settembre 1997 al gennaio 1998, catalogo Electa di trecentocinquantasei pagine: l’arte fatta con gli scarti, dalla spazzatura al residuo industriale, presa come categoria e non come curiosità. Il tema tornerà nel volume Skira del 2006, che dell’originale è un ampliamento.
2004 mostra curata, con Giorgio Verzotti, da Il bello e le bestie. Metamorfosi, artifici e ibridi dal mito all’immaginario scientifico, Mart, Rovereto (Italia) (Luigi Ontani, Vettor Pisani, Matthew Barney, Kiki Smith, Marina Abramović, Maurizio Cattelan, Francis Bacon, Alberto Savinio). Da dicembre 2004 all’8 maggio 2005, catalogo Skira: il corpo ibrido dal mito all’immaginario scientifico, con Böcklin e von Stuck accanto a Barney e Cattelan. È l’ultima delle sue grandi mostre tematiche, e riprende da lontano la domanda del 1974 su che cosa sia un corpo.