Alberto Savinio arriva tardi alla pittura, dopo una prima vita da scrittore e compositore: la sua prima mostra di quadri avviene solo nel 1927, a Parigi. Sulla tela porta lo stesso repertorio delle sue opere letterarie e musicali: dèi, mostri, animali, manichini e giocattoli, trattati come abitanti ordinari di interni domestici. Mescolando mitologia classica, infanzia e oggetti quotidiani in un unico piano di realtà grottesca e ironica, costruisce un immaginario che rifiuta la gerarchia fra il sacro, il meccanico e il familiare.
Nasce ad Atene il 25 agosto 1891 come Andrea de Chirico, fratello minore di Giorgio de Chirico, e sceglie il nome Alberto Savinio durante un primo soggiorno a Parigi iniziato nel 1910, dove frequenta Guillaume Apollinaire. Si diploma in pianoforte a dodici anni e compone a sedici Carmela, opera che interessa Pietro Mascagni. Nel 1915, arruolato e trasferito a Ferrara, incontra Filippo de Pisis e Carlo Carrà; nel 1919, stabilitosi a Roma, aderisce al gruppo di Valori Plastici. Comincia a dipingere regolarmente solo dal 1925 e tiene la sua prima personale di pittura alla Galerie Bernheim-Jeune di Parigi nell'ottobre 1927, presentata da Jean Cocteau. Seguono le personali di Torino e Firenze nel 1932, quella della Galleria Il Milione a Milano nel 1940 e quella della Galleria La Margherita a Roma nel 1945. Firma inoltre scene e costumi per il Teatro alla Scala fra il 1948 e il 1951, fra cui l'Oedipus Rex di Stravinskij e L'uccello di fuoco, e per il Maggio Musicale Fiorentino. Muore improvvisamente a Roma il 5 maggio 1952, due anni prima della retrospettiva a lui dedicata, nel 1954, alla Biennale di Venezia.
Nasce ad Atene nel 1891; si forma in musica, compone Carmela a sedici anni e nel 1910 si trasferisce a Parigi, dove assume il nome Alberto Savinio. Nel 1915 incontra a Ferrara Filippo de Pisis e Carlo Carrà; nel 1919 aderisce a Roma al gruppo di Valori Plastici.
Comincia a dipingere regolarmente dal 1925; tiene la prima personale di pittura alla Galerie Bernheim-Jeune di Parigi nell'ottobre 1927, presentata da Jean Cocteau, seguita dalle personali di Torino e Firenze nel 1932.
Espone alla Galleria Il Milione di Milano nel 1940 e alla Galleria La Margherita di Roma nel 1945, consolidando la propria presenza sulla scena italiana.
Firma scene e costumi per il Teatro alla Scala, fra cui l'Oedipus Rex di Stravinskij (1948) e L'uccello di fuoco (1950), e per il Maggio Musicale Fiorentino (1951). Muore nel 1952; nel 1954 la Biennale di Venezia gli dedica una retrospettiva postuma.
Invitato alla rassegna Artisti d'Italia.
Retrospettiva postuma.
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