Curatore e critico brasiliano, nato nel 1965. Laureato in giurisprudenza a Rio de Janeiro e poi in critica d’arte al California Institute of the Arts, dal novembre 2014 è direttore artistico del MASP di San Paolo, dove ha costruito il ciclo Histórias. Nel 2024 ha curato la 60ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Stranieri Ovunque: è il primo latinoamericano a dirigerla, e il primo curatore con base nell’emisfero australe.
Studia legge a Rio de Janeiro e poi critica d’arte al California Institute of the Arts, dove si diploma nel 1995. La frase che lo definisce la scrive per la prima volta nel 2009, in tupi antico: Mamõyguara opá mamõ pupé, cioè stranieri ovunque, titolo del Panorama dell’arte brasiliana al MAM di San Paolo. Quindici anni dopo sarà il titolo della sua Biennale di Venezia, e in mezzo c’è tutto il resto. Dal novembre 2014 dirige il MASP, il museo che Lina Bo Bardi aveva costruito su pilastri rossi sospesi sopra l’avenida Paulista, e la prima cosa che fa è rimettere i quadri sui cavalletti di cristallo che lei aveva progettato: lastre di vetro su basi di cemento, senza pareti, con le didascalie dietro, così che ogni visitatore incontri prima l’opera e poi la spiegazione. Da lì costruisce Histórias, un ciclo che dal 2016 riscrive un capitolo all’anno: l’infanzia, la sessualità, le storie afro-atlantiche, quelle delle donne, la danza, le storie brasiliane, quelle indigene. Non sono mostre tematiche ma revisioni della collezione e del canone, dove la parola histórias resta al plurale e vuol dire insieme storie e Storia. Quella afro-atlantica del 2018 — quattrocentocinquanta opere di duecentoquattordici artisti fra Cinquecento e oggi, sul fatto che il Brasile ricevette quasi metà degli undici milioni di africani deportati — esce dal Brasile e arriva a Houston, a Washington, a Los Angeles, a Dallas. Nel dicembre 2022 la Biennale di Venezia lo nomina, e nell’aprile del 2024 apre Stranieri Ovunque: trecentotrentuno partecipanti, un nucleo storico dedicato ai modernismi del Sud globale, un nucleo contemporaneo di artisti stranieri, immigrati, esiliati, indigeni, queer, autodidatti. Poi torna a San Paolo e continua: nel programma del MASP per il 2026 sei artisti di quella Biennale hanno una personale.
Curatore, Museu de Arte da Pampulha, Belo Horizonte (2000–2003)
Curatore, inSite_05, San Diego e Tijuana (2005)
Co-curatore, 27ª Bienal de São Paulo (2006)
Curatore, 31º Panorama da Arte Brasileira, MAM, San Paolo (2009)
Direttore artistico, 2ª Trienal Poli/Gráfica de San Juan (2009)
Co-curatore, 12ª Biennale di Istanbul (2011)
Curatore del padiglione di San Paolo, 9ª Biennale di Shanghai (2012)
Direttore artistico, MASP, San Paolo (dal novembre 2014)
Docente del seminario critico, Programa Independente do MASP (dal 2016)
Audrey Irmas Award for Curatorial Excellence, Bard College (2023)
Curatore, 60ª Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia (2024)
Istituzioni: MASP, San Paolo, La Biennale di Venezia, Bienal de São Paulo, Biennale di Istanbul
Mostre e pubblicazioni curate
2006 27ª Bienal de São Paulo co-curata da Como viver junto. 27ª Bienal de São Paulo, Pavilhão Ciccillo Matarazzo, Parque Ibirapuera, San Paolo (Brasile) (Marcel Broodthaers, Gordon Matta-Clark, Jane Alexander, León Ferrari, Dominique Gonzalez-Foerster, Monica Bonvicini, Meschac Gaba, Pieter Hugo, Marepe, Tomás Saraceno, Héctor Zamora, Marcelo Cidade). Dal 7 ottobre al 17 dicembre, centodiciotto artisti e nessuna rappresentanza nazionale: la Bienal rinuncia ai padiglioni dei paesi e affida tutta la selezione ai curatori, trattando l’arte come lingua transnazionale. La curatela generale è di Lisette Lagnado; Pedrosa è co-curatore con Cristina Freire, José Roca e Rosa Martínez.
2009 31º Panorama da Arte Brasileira a cura di Mamõyguara opá mamõ pupé. 31º Panorama da Arte Brasileira, Museu de Arte Moderna, San Paolo (Brasile) (Claire Fontaine, Adrián Villar Rojas, Carlos Garaicoa, Cerith Wyn Evans, Damián Ortega, Dominique Gonzalez-Foerster, Jorge Macchi, José Dávila, Allora & Calzadilla, Pedro Reyes, Runo Lagomarsino, Sandra Gamarra). Dal 4 ottobre al 20 dicembre, trentaquattro artisti. Il titolo è in tupi antico e significa stranieri ovunque: è la stessa frase che quindici anni dopo darà il nome alla sua Biennale di Venezia. E fra gli artisti c’è già Claire Fontaine, il collettivo dalle cui insegne al neon quel titolo verrà preso.
2011 12ª Biennale di Istanbul co-curata, con Jens Hoffmann, da Untitled (12th Istanbul Biennial), Antrepo 3 e 5, Istanbul (Turchia) (Claire Fontaine, Martha Rosler, Ali Kazma, Rula Halawani, Sue Williamson, Cevdet Erek, William E. Jones, Florin Tudor). Dal 17 settembre al 13 novembre, oltre cinquecento opere: cinque mostre collettive intitolate ad altrettante opere di Felix Gonzalez-Torres — Untitled (Abstraction), Untitled (Ross), Untitled (Passport), Untitled (History), Untitled (Death by Gun) — alternate a più di cinquanta presentazioni personali, dentro un allestimento unico nei due magazzini del porto.
2018 mostra curata da Histórias afro-atlânticas, MASP e Instituto Tomie Ohtake, San Paolo (Brasile) (Maria Auxiliadora da Silva, Rubem Valentim, Sonia Gomes, Melvin Edwards, Emanoel Araujo, Aleijadinho, Pedro Figari, Jaime Lauriano, Lucia Laguna, Flávio Cerqueira, Emiliano Di Cavalcanti, Dalton Paula). Dal 29 giugno al 21 ottobre, quattrocentocinquanta opere di duecentoquattordici artisti dal Cinquecento a oggi, divise fra due musei e otto nuclei: mappe e margini, quotidiani, riti e ritmi, ritratti, modernismi afro-atlantici, rotte e trance, emancipazioni, resistenze e attivismi. Il punto di partenza è che il Brasile ricevette circa il quarantasei per cento degli undici milioni di africani deportati in tre secoli. È l’unica mostra del ciclo Histórias uscita dal Brasile: Houston, National Gallery of Art di Washington, LACMA e Dallas fra il 2021 e il 2024.
2023 coordinamento curatoriale di Histórias indígenas, MASP, San Paolo (Brasile) (MAHKU, Ailton Krenak, Carmézia Emiliano, Daiara Tukano, Joseca Yanomami, Gustavo Caboco, Arissana Pataxo, Anders Sunna, Britta Marakatt-Labba, Outi Pieski, Santiago Yahuarcani, Yukultji Napangati). Dal 20 ottobre 2023 al 25 febbraio 2024, oltre duecento voci. La mostra non ha un curatore ma sette gruppi curatoriali in quattro continenti — Città del Messico, Ottawa, Canberra, Tromsø, Auckland, Lima — mentre il MASP si dota per l’occasione di tre curatrici e curatori aggiunti di arte indigena: Edson Kayapó, Kássia Borges Karajá e Renata Tupinambá. Pedrosa vi figura come coordinamento curatoriale.
2024 60ª Esposizione Internazionale d’Arte a cura di Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere. 60ª Esposizione Internazionale d’Arte, Giardini e Arsenale, La Biennale di Venezia, Venezia (Italia) (Claire Fontaine, Anna Maria Maiolino, Nil Yalter, Pacita Abad, Claudia Andujar, MAHKU, Iván Argote, Karimah Ashadu, Samia Halaby, La Chola Poblete, Beatriz Milhazes, Lina Bo Bardi). Dal 20 aprile al 24 novembre, trecentotrentuno partecipanti alla Mostra Internazionale. Il titolo viene dalle insegne al neon di Claire Fontaine, che lo avevano preso a loro volta da Stranieri Ovunque, collettivo torinese contro il razzismo dei primi anni Duemila. La mostra si divide in un Nucleo Contemporaneo, costruito attorno a chi è straniero, immigrato, esiliato, indigeno, queer o autodidatta, e un Nucleo Storico dedicato ai modernismi del Sud globale, dove i quaranta artisti della sezione Italiani ovunque sono appesi ai cavalletti di cristallo di Lina Bo Bardi. Anna Maria Maiolino e Nil Yalter ricevono i Leoni d’Oro alla carriera, per sua scelta dichiarata. È il primo latinoamericano a curare la Mostra Internazionale, e il primo curatore con base nell’emisfero australe.