Curatore statunitense, co-fondatore della Ferus Gallery di Los Angeles nel 1957 con Edward Kienholz e poi curatore e direttore del Pasadena Art Museum. Direttore del Corcoran di Washington, curatore d’arte americana del Novecento allo Smithsonian e infine direttore fondatore della Menil Collection di Houston, dove resta fino alla morte. In mezzo secolo ha curato circa duecentocinquanta mostre.
Studia a Stanford e alla UCLA senza mai laurearsi, e a venticinque anni apre con Kienholz una galleria su La Cienega Boulevard: la prima mostra che vi allestisce, la personale d’esordio di Wallace Berman, viene chiusa dalla polizia per oscenità dopo due settimane. Cinque anni dopo è dentro un museo, e in quarantasei mesi fa tre mostre che riscrivono il canone: la prima mostra museale di Pop art, dal cui titolo tiene fuori di proposito la parola Pop; la prima retrospettiva di Marcel Duchamp al mondo, centotredici opere raccolte da venticinque prestatori, tre anni prima della Tate e cinque prima della morte dell’artista; e la prima grande retrospettiva di Joseph Cornell. Il metodo è sempre quello: mettere la genealogia europea — Duchamp, il collage, il readymade — dietro la produzione californiana che nessun museo prendeva sul serio, e farne una storia sola. Nel 1965 sceglie lui la rappresentanza americana a San Paolo, nel 1972 porta a Venezia Diane Arbus, prima fotografa esposta alla Biennale, nel 1976 appende la retrospettiva di Rauschenberg in ordine cronologico rovesciato, con le opere più recenti all’ingresso. Nel 1978, a Washington, allestisce 36 Hours: chiunque si presentasse con un’opera entro trentasei ore veniva esposto, senza giuria. Poi passa venticinque anni a costruire la Menil Collection di Renzo Piano, aperta nel 1987.
Ambiti: Assemblage, Los Angeles Art, Pop Art, Retrospectives, Institution Building
Incarichi:
Co-fondatore, Ferus Gallery, Los Angeles (1957–1962)
Curatore, poi direttore, Pasadena Art Museum (1962–1967)
Direttore, Washington Gallery of Modern Art
Direttore, Corcoran Gallery of Art, Washington (1970–1972)
Curatore del dipartimento di pittura e scultura del Novecento, National Collection of Fine Arts, Smithsonian (fino al 1979)
Commissario del padiglione statunitense, VIII Bienal de São Paulo (1965) e 36ª Biennale di Venezia (1972)
Direttore fondatore, poi curatore, The Menil Collection, Houston (dal 1980 al 2005)
Art editor, Grand Street (dal 1990)
Adjunct Senior Curator of Twentieth-Century Art, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (dal 2001)
Istituzioni: Ferus Gallery, Los Angeles, Pasadena Art Museum, The Menil Collection, Houston
Mostre e pubblicazioni curate
1957 mostra a cura di Wallace Berman, Ferus Gallery, Los Angeles (Stati Uniti) (Wallace Berman). La prima personale in assoluto dell’artista, offerta da Hopps e Kienholz con la garanzia della libertà assoluta. Viene chiusa dalla polizia di Los Angeles per oscenità dopo due settimane, e Berman non esporrà più in una galleria per anni.
1962 mostra a cura di New Painting of Common Objects, Pasadena Art Museum, Pasadena (Stati Uniti). 25 settembre – 19 ottobre 1962: otto artisti e ventiquattro opere — Jim Dine, Robert Dowd, Joe Goode, Phillip Hefferton, Roy Lichtenstein, Ed Ruscha, Wayne Thiebaud, Andy Warhol. È la prima mostra museale di Pop art americana, con tre artisti di New York e tre della California in equilibrio programmatico, e la parola Pop tenuta fuori dal titolo di proposito. Fu presentata in coppia con una mostra sull’Espressionismo astratto, per far vedere due movimenti simultanei.
1963 mostra a cura di By or of Marcel Duchamp or Rrose Sélavy, Pasadena Art Museum, Pasadena (Stati Uniti) (Marcel Duchamp). 8 ottobre – 3 novembre 1963: la prima retrospettiva museale di Duchamp al mondo, centotredici opere da una venticinquina fra collezioni private e istituzioni in America e in Europa, con la rifabbricazione di diversi lavori perduti. Il manifesto lo disegna Duchamp stesso. Arriva tre anni prima della retrospettiva della Tate e cinque prima della sua morte.
1965 padiglione a cura di VIII Bienal de São Paulo. Rappresentanza degli Stati Uniti, Museu de Arte Moderna, San Paolo (Brasile). 4 settembre – 28 novembre 1965: sette artisti — Larry Bell, Billy Al Bengston, Robert Irwin, Donald Judd, Barnett Newman, Larry Poons, Frank Stella — con la mostra organizzata dal Pasadena Art Museum e rimontata a Washington, alla National Collection of Fine Arts, dal 1° gennaio al 6 marzo 1966. Un direttore di museo californiano che sceglie la rappresentanza nazionale a una biennale, mettendo Newman accanto a quattro artisti sotto i trentacinque anni.
1967 mostra a cura di Joseph Cornell, Pasadena Art Museum, Pasadena (Stati Uniti) (Joseph Cornell). 9 gennaio – 11 febbraio 1967: la prima grande retrospettiva di Cornell, quasi cento fra scatole e collage su oltre trent’anni di lavoro. È anche l’ultima mostra che Hopps cura a Pasadena prima di lasciare il museo.
1972 padiglione a cura di 36ª Biennale di Venezia. Padiglione degli Stati Uniti, Giardini, Venezia (Italia) (Diane Arbus). Hopps, allora direttore del Corcoran, firma il padiglione per conto della National Collection of Fine Arts e vi porta Diane Arbus, morta l’anno prima: è la prima fotografa esposta alla Biennale di Venezia.
1976 retrospettiva a cura di Robert Rauschenberg, National Collection of Fine Arts, Smithsonian, Washington (Stati Uniti) (Robert Rauschenberg). 30 ottobre 1976 – 2 gennaio 1977, per il bicentenario degli Stati Uniti: oltre centocinquanta fra dipinti, combines, stampe, multipli, collage e fotografie, la mostra più ampia mai dedicata all’artista fino ad allora. Hopps la appende in ordine cronologico rovesciato, con l’ultima opera all’ingresso e i White Paintings in fondo. Poi a New York, San Francisco, Buffalo e Chicago.
1996 retrospettiva co-curata da Kienholz: A Retrospective, Whitney Museum of American Art, poi MOCA e Berlinische Galerie, New York (Stati Uniti) (Edward Kienholz). Con Nancy Reddin Kienholz: oltre cento opere, dagli oggetti minimi agli ambienti a grandezza di stanza. Quarant’anni dopo, Hopps chiude così il rapporto aperto nel 1957 con l’uomo con cui aveva fondato la Ferus.