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Harald Szeemann

Svizzera · n. 1933–2005 · Curator

Curatore svizzero, direttore della Kunsthalle di Berna dal 1961 al 1969 e segretario generale di Documenta 5. Nel 1969 lascia il museo e fonda l’Agentur für geistige Gastarbeit, l’agenzia con cui inventa il mestiere di curatore indipendente; dal 1998 dirige il settore Arti visive della Biennale di Venezia, di cui firma le edizioni del 1999 e del 2001.

Diventa direttore della Kunsthalle di Berna a ventotto anni e in otto stagioni ci fa sessantasei mostre, fra cui la prima consacrazione museale di Étienne-Martin e l’impacchettamento dell’intero edificio affidato a Christo. Nel 1969 mette in fila lavori fatti sul posto, processi e materiali poveri sotto il titolo When Attitudes Become Form: la città protesta, il consiglio direttivo gli boccia la mostra su Beuys, e lui si dimette. Da quel gesto nasce una professione: registra la propria attività come Agentur für geistige Gastarbeit, agenzia per il lavoro intellettuale da immigrato, e lavora da fuori le istituzioni per il resto della vita. Tre anni dopo, a Documenta 5, è il primo a firmare la rassegna da direttore artistico unico e a darle un titolo che è una tesi, mettendo accanto all’arte contemporanea la pubblicità, il kitsch, la propaganda e i disegni dei malati di mente. Da lì in avanti costruisce mostre come opere: le mitologie individuali, le macchine celibi, l’utopia di Monte Verità che è rimasta museo permanente, il Gesamtkunstwerk. Nel 1993, ventiquattro anni dopo il veto di Berna, fa finalmente la sua retrospettiva di Beuys. Alla sua morte l’archivio conta schedari su oltre ventiquattromila artisti: il Museo delle ossessioni, come lo chiamava lui, oggi al Getty di Los Angeles.

Ambiti: Exhibition Making, Curatorial Authorship, Individual Mythologies, Gesamtkunstwerk, Biennials

Incarichi:

Istituzioni: Kunsthalle Bern, Kunsthaus Zürich, Biennale di Venezia

Mostre e pubblicazioni curate

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