Curatore svizzero, direttore della Kunsthalle di Berna dal 1961 al 1969 e segretario generale di Documenta 5. Nel 1969 lascia il museo e fonda l’Agentur für geistige Gastarbeit, l’agenzia con cui inventa il mestiere di curatore indipendente; dal 1998 dirige il settore Arti visive della Biennale di Venezia, di cui firma le edizioni del 1999 e del 2001.
Diventa direttore della Kunsthalle di Berna a ventotto anni e in otto stagioni ci fa sessantasei mostre, fra cui la prima consacrazione museale di Étienne-Martin e l’impacchettamento dell’intero edificio affidato a Christo. Nel 1969 mette in fila lavori fatti sul posto, processi e materiali poveri sotto il titolo When Attitudes Become Form: la città protesta, il consiglio direttivo gli boccia la mostra su Beuys, e lui si dimette. Da quel gesto nasce una professione: registra la propria attività come Agentur für geistige Gastarbeit, agenzia per il lavoro intellettuale da immigrato, e lavora da fuori le istituzioni per il resto della vita. Tre anni dopo, a Documenta 5, è il primo a firmare la rassegna da direttore artistico unico e a darle un titolo che è una tesi, mettendo accanto all’arte contemporanea la pubblicità, il kitsch, la propaganda e i disegni dei malati di mente. Da lì in avanti costruisce mostre come opere: le mitologie individuali, le macchine celibi, l’utopia di Monte Verità che è rimasta museo permanente, il Gesamtkunstwerk. Nel 1993, ventiquattro anni dopo il veto di Berna, fa finalmente la sua retrospettiva di Beuys. Alla sua morte l’archivio conta schedari su oltre ventiquattromila artisti: il Museo delle ossessioni, come lo chiamava lui, oggi al Getty di Los Angeles.
Direttore del settore Arti visive, Biennale di Venezia (dal 1998)
Direttore, 48ª e 49ª Biennale di Venezia (1999 e 2001)
Co-ideatore di Aperto ’80 con Achille Bonito Oliva, Biennale di Venezia
Cofondatore, Adolf-Wölfli-Stiftung, Berna (1975)
Commissione culturale, Monte Verità SA, Ascona (1984–1990)
Istituzioni: Kunsthalle Bern, Kunsthaus Zürich, Biennale di Venezia
Mostre e pubblicazioni curate
1968 mostra a cura di Christo. Wrapped Kunsthalle, Kunsthalle Bern, Berna (Svizzera) (Christo). 20 luglio – 29 settembre 1968, per i cinquant’anni della Kunsthalle: Szeemann fa impacchettare l’intero edificio, il primo edificio pubblico impacchettato della storia, e insieme dodici ambienti all’interno.
1969 mostra a cura di Live in Your Head. When Attitudes Become Form, Kunsthalle Bern, poi Museum Haus Lange e ICA, Berna (Svizzera). 22 marzo – 27 aprile 1969, poi Krefeld e Londra: lavori fatti sul posto, processi, materiali poveri. Sponsorizzata da Philip Morris, che pose come condizione l’itineranza — uno dei primi casi documentati di sponsor che detta il formato di una mostra. La protesta cittadina e il veto del consiglio sulla mostra Beuys lo portano alle dimissioni. Nel 2013 la Fondazione Prada l’ha ricostruita a Venezia uno a uno, su circa mille fotografie del suo archivio.
1972 rassegna diretta da Documenta 5. Befragung der Realität – Bildwelten heute, Museum Fridericianum e Neue Galerie, Kassel (Germania). 30 giugno – 8 ottobre 1972, cento giorni, duecentoventidue artisti. È la prima Documenta con un direttore artistico unico e un titolo programmatico: accanto all’arte, i mondi di immagini paralleli — pubblicità, kitsch, propaganda politica, arte dei malati di mente. Qui nasce la nozione di mitologie individuali; Beuys vi tiene per cento giorni il suo ufficio per la democrazia diretta.
1975 mostra a cura di Junggesellenmaschinen / Le macchine celibi, Kunsthalle Bern, Berna (Svizzera). 5 luglio – 17 agosto 1975, settantotto artisti: la macchina celibe di Duchamp come modello di una mostra. È il suo primo ritorno da curatore esterno nella casa da cui si era dimesso sei anni prima, e la prova che l’Agentur poteva funzionare.
1978 mostra a cura di Monte Verità. Le mammelle della verità, Casa Anatta, Ascona (Svizzera). Novecentosettantacinque oggetti sulla comunità utopica del Monte Verità. È l’unica sua mostra diventata museo permanente: la Casa Anatta la conserva come installazione d’autore, rimontata nel rispetto delle intenzioni originarie, e la mostra di contesto è tenuta in uno stile diverso per non confondersi con la sua.
1983 mostra co-curata da Der Hang zum Gesamtkunstwerk. Europäische Utopien seit 1800, Kunsthaus Zürich, poi Kunsthalle Düsseldorf e Vienna, Zurigo (Svizzera). 11 febbraio – 30 aprile 1983, con Toni Stooss: circa trecento esposti, un catalogo di cinquecentododici pagine, 67.386 visitatori. Non una mostra ma cinque, aperte lo stesso giorno: accanto alla principale, quelle su Syberberg, su d’Annunzio, sulla catena di vetro e su Adolf Wölfli con Artaud, Klossowski e Nitsch.
1993 retrospettiva a cura di Joseph Beuys, Kunsthaus Zürich, poi Reina Sofía e Centre Pompidou, Zurigo (Svizzera) (Joseph Beuys). 26 novembre 1993 – 20 febbraio 1994: tutte le opere ancora movimentabili, secondo le sue parole, e oltre quattrocento disegni nel gabinetto delle stampe. È la mostra che il consiglio della Kunsthalle di Berna gli aveva impedito di fare ventiquattro anni prima.
2001 biennale diretta da 49ª Biennale di Venezia. Platea dell’Umanità, Giardini e Arsenale, Venezia (Italia). 10 giugno – 4 novembre 2001, oltre 243.400 visitatori, dopo l’edizione dAPERTutto del 1999. Con le sue due direzioni la Biennale recupera Artiglierie, Gaggiandre e Tese sansoviniane: da allora la mostra centrale si estende all’Arsenale invece di restare confinata nel Padiglione Italia.