Nei ritratti e nelle scene domestiche di Ubaldo Oppi, una coppia di sposi, due amiche o un nudo disteso restano immobili in stanze spoglie, avvolti in una luce uniforme che non viene da nessuna fonte visibile. Le pose compatte e i drappeggi scolpiti richiamano Piero della Francesca e Antonello da Messina più che la pittura a lui contemporanea, al punto che il critico Franz Roh lo indica come l'artista più rappresentativo del Realismo Magico: la sospensione del tempo, non la descrizione fedele del presente, diventa la vera materia del quadro.
Nato a Bologna nel 1889 e cresciuto a Vicenza, Oppi viene mandato dal padre a Vienna nel 1907 per studiare commercio ma si iscrive invece alla scuola di nudo di un'accademia d'arte, per poi girare fra Germania, Boemia, Ungheria, Russia e Romania studiando figura e paesaggio. Si stabilisce a Venezia nel 1910, esponendo per la prima volta a Ca' Pesaro, e nel 1911 raggiunge Parigi, dove frequenta Gino Severini e Amedeo Modigliani. Arruolato negli alpini nella prima guerra mondiale, combatte sul Pasubio e viene fatto prigioniero a Mauthausen. Nel 1922 è fra i fondatori del gruppo Novecento insieme a Sironi, Funi, Bucci, Dudreville, Marussig e Malerba, sostenuto da Margherita Sarfatti; espone alla Biennale di Venezia nel 1924 e aderisce alla prima mostra del Novecento Italiano nel 1926, da cui si allontana già nel 1928. Dal 1926 al 1935 realizza affreschi religiosi, fra cui quelli della cappella di San Francesco nella Basilica del Santo a Padova. Si ritira a Vicenza, dove muore nel 1942.
Nasce a Bologna nel 1889 e cresce a Vicenza; dal 1907 è a Vienna, poi viaggia fra Germania, Boemia, Ungheria, Russia e Romania; debutta esponendo a Ca' Pesaro nel 1910.
Frequenta Severini e Modigliani a Parigi dal 1911; arruolato negli alpini, combatte sul Pasubio e viene fatto prigioniero a Mauthausen.
Fra i fondatori del gruppo Novecento nel 1922; espone alla Biennale di Venezia nel 1924 e aderisce alla prima mostra del Novecento Italiano nel 1926; dipinge La giovane sposa (1922-24) e I tre chirurghi (1926); si allontana dal gruppo nel 1928.
Realizza affreschi per la basilica del Santo a Padova (1926-1932) e per la chiesa di Bolzano Vicentino (1934-1935); si ritira a Vicenza, dove muore nel 1942.
V Esposizione d'arti e industrie veneziane, prima esposizione pubblica.
Partecipazione con personale nel Padiglione Italia.
Partecipazione.
Ultima partecipazione.
Secondo premio per l'opera Il Nudo Disteso.
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