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Scipione

Scipione
Macerata, Italia, 1904 - Arco, 1933
LA DOMANDA FONDAMENTALE

Perché dipingere un principe con la stessa materia cruda di una natura morta?

Nel 1929-30 Scipione ritrae il principe Ruspoli, assistente al soglio pontificio, con la stessa materia densa e senza idealizzazione con cui dipinge i suoi fichi spaccati e le sue nature morte: il principe rifiuta il dono. Il gesto rivela il nucleo della sua pittura, che azzera ogni distanza di decoro fra un corpo nobile, un cardinale o una piazza barocca e la materia organica, viva e morente insieme, con cui tratta ogni soggetto. Roma stessa, nelle sue tele, diventa un corpo caldo e febbrile più che un repertorio di monumenti.

Nasce a Macerata nel 1904 come Gino Bonichi e si trasferisce presto a Roma con la famiglia. Nel 1924 conosce Mario Mafai, che lo convince a frequentare la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma; con Mafai e, poco dopo, Antonietta Raphaël, forma il nucleo informale che Roberto Longhi, recensendo nel 1929 la loro mostra, battezza “scuola di via Cavour”. Alla fine degli anni Venti adotta lo pseudonimo Scipione e nel gennaio 1929 presenta Contemplazione al Convegno di Roma. Nel 1930 debutta alla Biennale di Venezia con Il Cardinale Decano e tiene con Mafai una personale alla Galleria di Roma; nello stesso periodo dipinge Il principe cattolico e Piazza Navona. Nel 1931 partecipa alla prima Quadriennale di Roma con Apocalisse, esposta anche a Baltimora, e illustra la copertina di Ossi di seppia di Montale. Malato di tubercolosi fin da giovane, nel 1931 si trasferisce ad Arco, in Trentino, dove muore il 9 novembre 1933, a ventinove anni.

Natura morta come materia crudaDipinge fichi spaccati e oggetti domestici con la stessa densità di materia che userebbe per un corpo.
Roma come corpo barocco e febbrileIn Piazza Navona piega cupole e fontane in forme quasi organiche, attraversate da una luce febbrile.
Ritratti senza idealizzazioneRitrae cardinali e nobili di curia con la stessa crudezza materica delle sue nature morte, senza concedere decoro.
Visionarietà della scuola di via CavourCon Mafai e Raphaël costruisce un linguaggio onirico e visionario, fuori da ogni accademia o maestro riconosciuto.

Contesto della ricerca

Quando emerge
Fine anni 1920 · adozione del nome Scipione e nascita della scuola di via Cavour (1929)
Formazione
dal 1924 · Accademia di Belle Arti di RomaRoma, IT 🇮🇹 - Scuola Libera del Nudo, frequentata con Mario Mafai
Temi
Scuola RomanaEspressionismo visionarioRoma baroccaNatura morta
Linguaggi & media
Olio su tavolaDisegno e inchiostroIllustrazione editoriale
Art Figures
Mario Mafai · Lo convince nel 1924 a frequentare la Scuola Libera del Nudo; il sodalizio dura fino alla morte di Scipione.Antonietta Raphaël · Con Scipione e Mafai forma il nucleo della scuola di via Cavour, battezzata da Longhi nel 1929.Roberto Longhi · Critico che nel 1929, recensendo la loro mostra, definisce il linguaggio del gruppo con l’espressione “misture esplosive”.Giuseppe Ungaretti · Poeta e amico, lo definisce “il nostro maggior pittore moderno”; Scipione dice di aver imparato da lui a dipingere.
Art Spaces
Galleria di RomaPalazzo Doria, Roma (Convegno, 1929)
Collezioni
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, RomaMusei Vaticani, Collezione d’Arte Contemporanea, Città del Vaticano

Cronologia della ricerca

1904-1924Macerata, Roma e l’incontro con Mafai

Nasce a Macerata nel 1904 come Gino Bonichi e si trasferisce con la famiglia a Roma. Una malattia polmonare segna l’adolescenza. Nel 1924 conosce Mario Mafai, che lo introduce alla Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti.

1926-1929La scuola di via Cavour

Con Mafai e, poco dopo, Antonietta Raphaël forma il nucleo informale della scuola di via Cavour. Alla fine del decennio adotta lo pseudonimo Scipione e nel gennaio 1929 presenta Contemplazione al Convegno di Roma; in aprile Roberto Longhi ne recensisce la mostra.

1930-1931Biennale, Quadriennale e il principe rifiutato

Debutta nel 1930 alla Biennale di Venezia con Il Cardinale Decano e dipinge Il principe cattolico e Piazza Navona; il principe Ruspoli rifiuta il proprio ritratto. Nel 1931 porta Apocalisse alla prima Quadriennale di Roma e a Baltimora, e illustra la copertina di Ossi di seppia di Montale.

1931-1933La malattia e la morte ad Arco

Aggravatasi la tubercolosi, nel 1931 si trasferisce ad Arco, in Trentino, dove muore il 9 novembre 1933, a ventinove anni. Nel 1935 la seconda Quadriennale di Roma gli dedica una sala postuma con ventuno opere e trenta disegni.

Passaggi istituzionali

1930Biennale di Venezia

Debutto con Il Cardinale Decano.

1931I Quadriennale d’Arte Nazionale, Roma

Presenta Apocalisse, esposta lo stesso anno anche a Baltimora.

1935II Quadriennale d’Arte Nazionale, Roma

Sala postuma con ventuno opere e trenta disegni.

FONTI VERIFICATEhttps://www.museivillatorlonia.it/en/node/6461/attachment [Musei di Villa Torlonia, Roma Capitale, materiali di mostra istituzionale] - nascita 25 febbraio 1904, incontro con Mafai nel maggio 1924, Scuola Libera del Nudo, malattia e morte ad Arco il 9 novembre 1933 (accesso 2026-10-26) · https://www.museivaticani.va/content/museivaticani/en/collezioni/musei/collezione-d_arte-contemporanea/sala-4--roma-e-la-scuola-romana/scipione--il-principe-cattolico.html [Musei Vaticani, scheda ufficiale di collezione] - dipinto Il principe cattolico (1929-30), aneddoto del rifiuto del principe Ruspoli secondo Leonardo Sinisgalli (accesso 2026-10-26) · https://u-pad.unimc.it/retrieve/91cc9e1f-0449-4b6e-a1b2-c0eddfa8ba3e/Catologo_Scipione.pdf [Università di Macerata, catalogo accademico] - formazione nella scuola di via Cavour, tecnica pittorica, elenco opere con anno (accesso 2026-10-26) · https://en.wikipedia.org/wiki/Scipione_(Gino_Bonichi) [enciclopedia online, riscontro secondario] - influenze stilistiche, periodo di massima attività 1927-1930 (accesso 2026-10-26) · Nota redazionale interna: il catalogo dell’Università di Macerata riporta per errore il nome di battesimo come “Luigi Bonichi”; tutte le altre fonti istituzionali consultate (Musei di Villa Torlonia, Musei Vaticani) confermano “Gino Bonichi”, qui seguito.

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