Mafai dipinge, a partire dalla metà degli anni Trenta, le demolizioni che il regime fascista impone al tessuto storico di Roma, come la distruzione di interi isolati intorno a via Giulia: non celebra l'opera di sventramento né la denuncia apertamente, la osserva come un fatto quotidiano, con tocchi di colore che si fanno via via più chiari e atmosferici. Poco dopo, con le Fantasie, popola le tele di maschere e corpi ammassati che anticipano, per tono, gli orrori della guerra incombente. La sua pittura procede per cicli tematici, non per uno stile fisso.
Nasce a Roma nel 1902, registrato senza il nome del padre; il cognome Mafai viene assegnato solo nel 1934-35. Abbandona studi tecnici nel 1921 per dedicarsi alla pittura, frequentando corsi serali e la scuola libera del nudo annessa all'Accademia di Belle Arti di Roma, insieme a Scipione, conosciuto nel 1924. L'anno dopo incontra la pittrice e scultrice lituana Antonietta Raphaël, che diventerà sua moglie nel 1935 e madre delle sue tre figlie. Nel 1927 i due si trasferiscono nello studio di via Cavour, presto ribattezzato dal critico Roberto Longhi scuola di via Cavour. Espone per la prima volta nel 1927 e partecipa alla Biennale di Venezia dal 1932. Nella seconda metà degli anni Trenta sviluppa il ciclo delle Demolizioni; nel 1939 avvia le Fantasie. Durante la guerra si rifugia per la sua famiglia ebraica, perdendo gran parte delle opere. Aderisce clandestinamente al Partito Comunista nel 1942, lasciandolo nel 1956. Nel 1964 realizza l'ultima serie, Corde, esposta a L'Attico. Muore a Roma il 31 marzo 1965.
Abbandona gli studi tecnici per la pittura, frequenta corsi serali e la scuola libera del nudo; incontra Scipione nel 1924 e Antonietta Raphaël nel 1924-25. Nel 1927 espone per la prima volta e si trasferisce nello studio di via Cavour; nel 1929 Longhi conia l'etichetta scuola di via Cavour.
Soggiorna a Parigi con Raphaël; dipinge Donne che stendono al sole e La lezione di piano, in una tavolozza più chiara e atmosferica. Sposa Raphaël nel 1935 e ottiene una sala personale alla II Quadriennale di Roma.
Dipinge il ciclo delle Demolizioni, tra cui Demolizione di via Giulia; nel 1939 avvia le Fantasie, popolate di maschere e nudi ammassati. Nel 1940 Modelli nello studio vince il Premio Bergamo.
Si rifugia durante la guerra per l'origine ebraica della moglie, perdendo gran parte delle opere; aderisce clandestinamente al Partito Comunista nel 1942. Dopo la retrospettiva alla Biennale del 1948 e Gli scaricatori di carbone (1950), nel 1964 realizza l'ultima serie, Corde. Muore a Roma nel marzo 1965.
Prima partecipazione.
Sala personale alla II edizione.
Retrospettiva dedicata al suo percorso.
Partecipazione alla rassegna internazionale.
Assegnato per il dipinto Modelli nello studio.
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