Dudreville espone per un decennio accanto ai pittori del Novecento Italiano, condividendo sale, mostre e perfino l'origine comune nel gruppo dei Sette pittori del '900, ma nel 1926 rifiuta l'invito di Margherita Sarfatti a entrare nel comitato ufficiale del movimento. Chiama la propria pittura «fiamminga», un termine che sceglie per segnare una distanza precisa dalla retorica trionfale del Novecento e per dichiarare un rapporto più oggettivo, quasi analitico, con la natura e gli oggetti dipinti.
Nasce a Venezia nel 1885 e nel 1902 abbandona gli studi classici voluti dal padre, superando l'esame d'ammissione all'Accademia di Brera a Milano, che però non riesce a frequentare per il sovraffollamento dei corsi. Vicino al divisionismo di Segantini, fra il 1906 e il 1907 soggiorna a Parigi con Anselmo Bucci, poi dipinge Mattino sull'Appennino (1908), acquistato dal mercante Alberto Grubicy. Nel 1910 il suo nome doveva comparire nel Manifesto dei pittori futuristi, ma Boccioni si oppone; Dudreville sviluppa comunque un proprio linguaggio astratto nella Trilogia campestre (1912) e nello stesso anno avvia il gruppo Nuove Tendenze, che espone per la prima volta nel 1914 alla Famiglia artistica di Milano con opere come i pannelli Quattro stagioni. Il gruppo si scioglie presto. Rimasto cieco da un occhio, evita il fronte nella guerra e torna a una pittura realista con Il caduto (1919). Nel 1922 è tra i fondatori dei Sette pittori del '900, con cui espone alla Biennale di Venezia del 1924 il polittico Amore: discorso primo (1923). Nel 1942 si trasferisce a Ghiffa, sul lago Maggiore, dove vive fino alla morte, nel 1975, dedicandosi anche a musica e memorie.
Nasce a Venezia, si avvicina al divisionismo di Segantini, soggiorna a Parigi nel 1906-1907 e dipinge Mattino sull'Appennino (1908), acquistato da Alberto Grubicy.
Escluso dal manifesto futurista per volere di Boccioni, sviluppa la Trilogia campestre (1912) e fonda il gruppo Nuove Tendenze, che espone nel 1914 alla Famiglia Artistica Milanese con i pannelli Quattro stagioni.
Rimasto cieco da un occhio, evita il fronte e dipinge Il caduto (1919); nel 1922 è fra i fondatori dei Sette pittori del '900, con cui espone alla Biennale di Venezia del 1924 il polittico Amore: discorso primo (1923).
Rifiuta l'invito di Sarfatti al comitato del Novecento Italiano, continua a esporre alle Biennali fino al 1942 e dallo stesso anno vive a Ghiffa, sul lago Maggiore, fino alla morte, nel 1975.
Partecipa a più edizioni, fra cui quella del 1924 con il polittico Amore: discorso primo.
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