Sulle pareti della Sala dell'Arengo nel municipio di Ferrara, Achille Funi dipinge ad affresco un intero ciclo che intreccia la caduta mitologica di Fetonte, i crociati in marcia verso Gerusalemme e gli incontri cavallereschi di Medoro e Angelica, nello stesso edificio dove si amministra la città. Il mito antico e le vicende cittadine recenti condividono la stessa scala monumentale e lo stesso linguaggio di statuaria classica, come se la storia locale avesse bisogno degli stessi corpi e degli stessi gesti con cui si raccontano gli dei.
Nato a Ferrara nel 1890 con il nome di Virgilio Socrate Funi, cambia nome in Achille nel passaggio verso il futurismo e si forma all'Accademia di Brera a Milano tra il 1906 e il 1910 con Cesare Tallone, studiando anche statuaria greco-romana. Nel 1914 aderisce al movimento di Nuove Tendenze come pittore cubo-futurista, godendo della stima di Umberto Boccioni, e presta servizio nel Battaglione Volontari Ciclisti durante la prima guerra mondiale. Conosce Margherita Sarfatti nel 1920 e nel 1923 espone alla mostra dei Sette pittori del Novecento insieme a Bucci, Dudreville, Malerba, Marussig, Oppi e Sironi; partecipa poi alla prima e alla seconda mostra del gruppo Novecento Italiano, nel 1926 e nel 1929. Firma con Sironi il Manifesto della pittura murale nel 1933 e realizza tra il 1934 e il 1938, con l'allieva Felicita Frai, il ciclo Il mito di Ferrara nella Sala dell'Arengo del municipio cittadino. Ottiene la cattedra di affresco a Brera nel 1939, che dirigerà anche dopo una parentesi come direttore dell'Accademia Carrara di Bergamo dal 1945. Muore ad Appiano Gentile nel 1972.
Nasce a Ferrara nel 1890 con il nome di Virgilio Socrate Funi; si forma all'Accademia di Brera dal 1906 al 1910 con Cesare Tallone, studiando anche statuaria greco-romana.
Aderisce a Nuove Tendenze nel 1914 come pittore cubo-futurista, stimato da Boccioni; presta servizio nel Battaglione Volontari Ciclisti durante la prima guerra mondiale.
Conosce Margherita Sarfatti nel 1920; espone alla mostra dei Sette pittori del Novecento nel 1923 e alle due mostre del gruppo Novecento Italiano, nel 1926 e nel 1929; firma con Sironi il Manifesto della pittura murale nel 1933.
Realizza con Felicita Frai il ciclo Il mito di Ferrara nella Sala dell'Arengo, 1934-1938; ottiene la cattedra di affresco a Brera nel 1939 e dirige l'Accademia Carrara di Bergamo dal 1945; muore ad Appiano Gentile nel 1972.
Partecipazione alla mostra nazionale del gruppo.
Partecipazione.
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