Undicesima personale di Johan Creten in galleria, costruita attorno a un muro di computer dei primi anni Ottanta raccolti dal padre dell’artista. Bronzi, ceramiche smaltate, disegni e sedute dedicate alle sette virtù accompagnano il riferimento al riflesso condizionato di Pavlov, per interrogare automatismi, memoria familiare e rappresentazioni del potere.
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