Con questa tri-personale la galleria apre una nuova fase della propria ricerca, spostata sugli aspetti legati alla spiritualità e alla trascendenza. Il titolo è un gioco di parole: non più il paesaggio, ma una via d’uscita dalla materialità e dalla Terra, per approdare con disposizione panteista nel paesaggio spezzato. La penisola, con le coste scoscese, le distese accecanti e i neri notturni, viene sottratta alla narrazione convenzionale e restituita alla sua natura di soglia: gli artisti espungono dalla tela l’elemento aneddotico e quel che resta è un’architettura visiva spoglia e risonante. Alberto Colliva affronta la terra nella sua accezione più dura e tellurica, con contorni e volumi bruciati e schiacciati da una luce violenta e assoluta. Claudio Valerio lavora per sottrazione sulla dimensione notturna, con carbone e olio: la sua notte non è privazione ma custodia. Filippo Maestroni, che entra qui per la prima volta negli spazi della galleria, trasfigura la topografia dei calanchi della terra faentina in scenari metafisici, dove il vaso ricorre come elemento archetipico e la materia perde la propria pesantezza. La galleria segnala che la stessa sera, a pochi minuti a piedi, Studio Cenacchi inaugura in contemporanea una doppia personale con Filippo Maestroni, su una fase diversa della sua ricerca. Immagine: locandina della mostra.
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