Nata a Basilea nel 1949, Miriam Cahn è oggi riconosciuta come una delle voci più urgenti e necessarie dell’arte contemporanea internazionale. La sua opera — prevalentemente pittura, disegno, pastello — attraversa oltre cinquant’anni di ricerca con una coerenza etica e formale rara: il corpo umano, la violenza, il desiderio, la vulnerabilità e la guerra costituiscono i nuclei centrali di una pratica che rifiuta ogni estetizzazione del dolore e ogni compromesso. Il progetto espositivo, a cura di Cristiana Perrella, occupa la sala principale del museo, uno spazio di circa 1.400 metri quadrati, e riunisce oltre cento opere che coprono l’intera traiettoria dell’artista, dalla fine degli anni Settanta ai lavori più recenti. Il percorso non segue un ordine cronologico ma si articola in costellazioni tematiche: la rappresentazione del corpo femminile, la denuncia della violenza bellica, la dimensione erotica come atto di resistenza. I lavori a carboncino su carta di grande formato degli esordi dialogano con gli acquerelli dai colori intensi degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta dedicati all’<em>Atombombe</em> e con i dipinti su tela più recenti. In mostra anche le due <em>room installation</em> <em>Herumliegen</em>, 2022, e <em>Familienraum</em>, 1996-2009. Allestimento di Didier Fiúza Faustino e Bureau des Mésarchitectures. Orari: martedì–venerdì 12:00–19:00, sabato e domenica 10:00–19:00, lunedì chiuso; ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura. MACRO, Via Nizza 138, Roma — www.museomacro.it. Immagine: dal sito del MACRO.
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