Miriam Cahn disegna quasi sempre in un'unica sessione di una o due ore, inginocchiata o chinata su grandi fogli stesi a terra, lasciando che la velocità e la durata del gesto siano dettate dal corpo stesso, non da una composizione pensata a tavolino. Nata a Basilea nel 1949 in una famiglia ebraica fuggita dalla Germania nazista, si forma tra il 1968 e il 1973 alla Gewerbeschule di Basilea, nella classe di grafica. Nel 1976, dopo il suicidio della sorella, lascia l'insegnamento per diventare artista indipendente e si lega ai movimenti femministi e antinucleari. Tra il 1979 e il 1980 realizza dipinti murali notturni di protesta sul cantiere della Nordtangente a Basilea, un'azione che le costa un processo legale.
Dagli anni Novanta passa dal carboncino e dal pastello all'olio, un medium che per anni aveva evitato perché lo considerava maschile, mentre i corpi che dipinge restano ambigui tra umano e animale, tra vittima e aggressore. Dal 2017 la serie Mare Nostrum affronta le migrazioni nel Mediterraneo, e nel 2023 il dipinto fuck abstraction!, sul massacro di Bucha durante la guerra russo-ucraina, scatena una battaglia legale al Palais de Tokyo di Parigi: un visitatore lo imbratta di vernice, ma il tribunale amministrativo e poi il Consiglio di Stato respingono la richiesta di rimozione avanzata da gruppi di estrema destra. Partecipa a documenta 7 (1982, da cui ritira la propria opera WACHRAUM dopo un intervento curatoriale non condiviso), alla Biennale di Venezia (1984 e 2022) e a documenta 14 (2017). Vive e lavora tra Basilea e Stampa, nel Bregaglia svizzero.
Studia grafica alla Gewerbeschule di Basilea e insegna disegno, prima di lasciare l'insegnamento nel 1976 per dedicarsi interamente all'arte.
Tiene la prima personale alla Galerie Stampa di Basilea (1977) e realizza dipinti murali notturni di protesta sulla Nordtangente (1979-1980); partecipa a documenta 7 (1982) e rappresenta la Svizzera alla Biennale di Venezia (1984).
Introduce il pastello e poi l'olio su tela, con figure che oscillano tra l'umano e l'animale, dopo un decennio di lavori quasi solo in bianco e nero.
Le serie dedicate a migrazioni e conflitti, da Mare Nostrum a fuck abstraction!, accompagnano una fase di ampio riconoscimento istituzionale, tra documenta 14 (2017) e il Palais de Tokyo (2023).
Viene invitata all'esposizione ma ritira la propria opera WACHRAUM prima dell'apertura, in seguito a un intervento del curatore sul suo contributo.
Rappresenta la Svizzera nel padiglione nazionale, un primo riconoscimento internazionale dopo i lavori di protesta dei primi anni '80.
Partecipa con una sala dedicata ai disegni del periodo 1980-1992, accanto a nuovi lavori sul tema della fuga e della guerra.
Il museo le dedica la più grande retrospettiva mai realizzata per un'artista vivente, circa 150 opere allestite senza cronologia né titoli.
L'antologica, che attraversa quattro decenni di lavoro, include il dipinto fuck abstraction! sul massacro di Bucha; un visitatore lo danneggia con della vernice e la richiesta di rimozione viene respinta in tribunale.
Riconoscimento conferito dall'Akademie der Künste di Berlino per l'insieme della sua opera grafica e pittorica.
Massimo premio svizzero per le arti visive, assegnato dall'Ufficio federale della cultura.
Premio tedesco attribuito in concomitanza con una mostra personale dedicata al suo lavoro al Museum für Gegenwartskunst di Siegen.
Premio internazionale d'arte assegnato ogni anno dalla città di Goslar, accompagnato da una mostra personale al Mönchehaus Museum.
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