La collettiva curata da Filipa da Rocha Nunes prende le mosse da una citazione della poeta e DJ Perla Zúñiga e mette al centro il ritmo, inteso come misura del tempo della vita. Archeologia e remix vengono presentati come forze opposte rispetto al tempo — l'una sembra preservare l'originale, l'altro lo smonta — ma il testo curatoriale ne rivela la comune condizione riformista: entrambe lavorano su materiali ereditati, riorganizzandoli invece di sostituirli. Da qui si dispiega una riflessione sull'intreccio fra spinte conservatrici, riformiste e progressive, sulla nostalgia per ciò che siamo stati e sul modo in cui gli artefatti funzionano da testimoni delle abitudini e delle identità. Il paesaggio è letto come archivio che rende visibile il mutamento, dalle montagne della penisola iberica segnate dall'estrazione della pietra alle linee di Nazca in Perù. Le opere di Xiao Zhiyu, Luís Rocha, Lyz Parayzo e Joana Lourenço non illustrano queste questioni ma le mettono in moto, allestendo una situazione archeologica che espone giocosamente le temporalità sovrapposte della vita contemporanea. Cristina Guerra Contemporary Art, Rua de Santo António à Estrela 33, Lisbona — cristinaguerra.com. Immagine: veduta dell'allestimento, 2026. © Vasco Stocker Vilhena. Courtesy Cristina Guerra Contemporary Art e gli artisti.
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