Curatrice e storica dell’arte statunitense, direttrice del Kunstmuseum Basel dal 2024 dopo nove anni alla guida della Kunsthalle Basel. Dottorato a Princeton con una tesi su Marcel Duchamp; ha diretto il programma Satellite del Jeu de Paume ed è stata curatrice capo di WIELS a Bruxelles.
Il suo oggetto di ricerca è la forma della mostra, non il suo contenitore: la retrospettiva di Felix Gonzalez-Torres veniva reinstallata a metà percorso da un altro artista in ciascuna delle tre sedi, la quinta Berlin Biennale affiancava alle opere di giorno sessantatré serate concepite come una mostra in divenire, e il padiglione croato del 2022 non esponeva oggetti ma veniva riconfigurato ogni giorno da un algoritmo. Alla Kunsthalle Basel, in nove anni e oltre settanta mostre, ha costruito una linea fatta di prime volte istituzionali per artisti a metà carriera — Ursuța, Yiadom-Boakye, Vogel, Wong Ping, Budor, Harrison, Armitage, Lawson — e del recupero di figure sottovalutate, da Alina Szapocznikow portata da Bruxelles al MoMA fino a Medardo Rosso. Alla curatela affianca la scrittura: due monografie d’autrice, su Duchamp e su una sola opera effimera di David Hammons.
2008 biennale co-curata da When Things Cast No Shadow — 5ª Berlin Biennale, KW Institute for Contemporary Art e altre sedi, Berlino (Germania). 5 aprile – 15 giugno 2008, con Adam Szymczyk: di giorno una cinquantina di artisti in quattro sedi, con opere in gran parte prodotte per l’occasione; di notte il programma parallelo Mes nuits sont plus belles que vos jours, sessantatré serate con oltre sessanta fra artisti e operatori. Una mostra concepita per cambiare lungo la propria durata.
2008 mostra a cura di Marcel Duchamp. A work that is not a work ‘of art’, Fundación Proa, Buenos Aires (Argentina) (Marcel Duchamp). 22 novembre 2008 – 1 febbraio 2009: la prima personale di Duchamp in America Latina, novant’anni dopo il suo soggiorno a Buenos Aires.
2010 mostra a cura di Felix Gonzalez-Torres. Specific Objects without Specific Form, WIELS, poi Fondation Beyeler e MMK, Bruxelles (Belgio) (Felix Gonzalez-Torres). Dal 16 gennaio 2010: in ognuna delle tre sedi la mostra veniva reinstallata a metà percorso da un artista invitato — Danh Vo a Bruxelles, Carol Bove a Basilea, Tino Sehgal a Francoforte. A Bruxelles le quarantasei opere esposte da Filipovic diventarono diciassette.
2011 mostra co-curata da Alina Szapocznikow. Sculpture Undone, 1955-1972, WIELS, poi Hammer Museum, Wexner Center e MoMA, Bruxelles (Belgio) (Alina Szapocznikow). Dal 10 settembre 2011, con Joanna Mytkowska: oltre cento opere, fra le prime grandi personali dell’artista fuori dalla Polonia. Arriva al MoMA di New York nell’ottobre 2012.
2016 mostra a cura di Anne Imhof. Angst, Kunsthalle Basel, Basilea (Svizzera) (Anne Imhof). 9 giugno – 20 agosto 2016: nuova commissione, primo atto di un’opera in più atti, con una parte performativa dal vivo estesa a tutta la durata della mostra. L’anno dopo Imhof vince il Leone d’Oro a Venezia.
2022 padiglione a cura di Tomo Savić-Gecan. Untitled — Padiglione croato, 59ª Biennale di Venezia, Venezia (Italia) (Tomo Savić-Gecan). Un padiglione senza oggetti esposti: ogni giorno la notizia di apertura di una testata scelta a caso alimenta un algoritmo che prescrive orario, luogo e movimenti di cinque performer dislocati in città.
2025 mostra co-curata da Medardo Rosso. Inventing Modern Sculpture, Kunstmuseum Basel, Basilea (Svizzera) (Medardo Rosso). 29 marzo – 10 agosto 2025, con Heike Eipeldauer e in cooperazione con il mumok di Vienna: una cinquantina di sculture, oltre duecentocinquanta fra fotografie e disegni, e opere di più di sessanta altri artisti messe in dialogo. Il primo grande progetto della sua direzione.