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Sylvie Fleury

Sylvie Fleury
Ginevra, Svizzera, 1961
LA DOMANDA FONDAMENTALE

Quando un prodotto di lusso diventa materiale artistico?

In "Skin Crime" (1997) Fleury fa riverniciare automobili di lusso reali con le tonalità esatte di smalti e cosmetici di marca, trasferendo sulla carrozzeria, oggetto storicamente maschile, un codice di superficie associato al corpo femminile. Lo stesso anno "She-Devils on Wheels Headquarters" (Migros Museum, Zurigo) allestisce un intero garage come sede di un fan club immaginario di sole donne appassionate di auto customizzate: il motore riverniciato e il trucco condividono lo stesso vocabolario di colore e lucentezza, e la stessa logica di seduzione.

Fleury non arriva a questo gesto per caso. Si forma fuori dall'accademia, dentro la scena ginevrina di John Armleder e del gruppo Ecart, in dialogo con il Neo-Geo americano di Jeff Koons e James Rosenquist: artisti che, come lei, trattano l'oggetto di consumo come materiale scultoreo senza nasconderne la provenienza commerciale. La consacrazione arriva alla 45ma Biennale di Venezia (1993), dove tre modelle indossano per le calli della città riproduzioni dell'abito "Mondrian" di Yves Saint Laurent, nella sezione curata da Benjamin Weil: la moda, readymade indossabile, diventa performance itinerante e l'opera esiste solo nel tempo in cui viene vista camminare.

La stessa logica regge "Shopping Bags"/"C'est la vie!" (dal 1990, oltre cinquanta varianti): borse di marca con gli acquisti ancora dentro, posate a terra come un readymade. L'oggetto di consumo non viene trasformato, ma spostato di contesto e lasciato intatto: è scultura perché l'artista lo dichiara tale, non perché lo modifica. Fleury chiama questo gesto "customizzazione", distinguendolo esplicitamente dall'appropriazione: non cita un'opera altrui, riveste un oggetto di marca con lo status dell'arte. La stessa operazione, su scala monumentale e in chiave fantascientifica pop, regge "First Spaceship on Venus" (1996-99): forme scultoree gigantesche e lucide, dove la superficie laccata della carrozzeria e quella del rossetto si confondono in un unico corpo brillante.

Il readymade automobilistico non è un episodio isolato degli anni novanta: nel 2020, alla galleria Ropac di Parigi, Fleury espone un motore Ford Cosworth cromato come fosse un gioiello industriale, e la bottiglia di Evian colata in bronzo cromato (1998) applica la stessa logica all'oggetto di consumo quotidiano. Trent'anni dopo "Skin Crime", il gesto cosmetico applicato alla meccanica resta il nucleo stabile del suo lavoro.

La differenza con l'appropriazione, strategia dominante nell'arte americana degli anni ottanta, è il punto su cui l'artista stessa insiste: un'appropriazione dichiara una fonte artistica e la rilegge, mentre la sua customizzazione dichiara una fonte commerciale, un prodotto di marca con il suo prezzo e il suo logo, e la rilegge come arte senza nasconderla. Per questo le sue sculture restano leggibili come merce anche dentro la galleria: la borsa resta una borsa, l'auto resta un'auto, lo smalto resta uno smalto. Il trasferimento di status non cancella l'oggetto di partenza, lo raddoppia.

I due registri di genere restano sempre leggibili insieme, mai separati: tacchi, rossetti e shopping bag occupano lo stesso spazio concettuale di motori e carrozzerie, e nessuno dei due codici, femminile o maschile, viene trattato come superiore o ironico rispetto all'altro. L'auto customizzata con lo smalto da donna non deride né il motore né il trucco: li mette semplicemente alla stessa altezza, come due forme equivalenti dello stesso desiderio di superficie.

FETICISMO DI MARCAl'oggetto di lusso come scultura intatta
MODA COME READYMADEl'abito indossato come opera itinerante
CODICI DI GENEREtacchi e cosmesi contro motori e velocità
READYMADE AUTOMOBILISTICOl'auto vera riverniciata come corpo cosmetico
CUSTOMIZZAZIONEDuchamp, Mondrian, Warhol rivestiti, non citati

CONTESTO DELLA RICERCA

Quando emerge
fine anni '80 e primi anni '90, Ginevra · emerge dentro il contesto critico del post-Appropriation Art, in dialogo con il Neo-Geo americano (Koons, Rosenquist) e con la scena post-concettuale svizzera di Armleder e del gruppo Ecart, prima di raggiungere visibilità internazionale con la Biennale di Venezia del 1993
Formazione
1981 · Germain School of Photography, New York - breve corso di fotografia
Temi
desiderio e feticismo di marcaglamour e modacosmesigenere e femminilità nei codici del consumo in tensione con i codici maschili di auto e velocitàcustomizzazione della storia dell'arte moderna (Duchamp, Mondrian, Fontana, Vasarely, Judd, Buren, Warhol)
Linguaggi & media
scultura in bronzo, fibra di vetro, resina, acciaio laccatoinstallazione/scatter artfotografia e videoneon con slogan pubblicitarireadymade automobilistico (auto vere o motori riverniciati con smalti per unghie di marca)scarpe, tacchi e rossetti in grande formatomoda indossata come readymade
Cicli/Opere chiave
1990 · "Shopping Bags"/"C'est la vie!" - oltre cinquanta varianti1993 · Abito Mondrian/YSL indossato da tre modelle, Biennale di Venezia1996-99 · "First Spaceship on Venus" - forme scultoree gigantesche e lucide, fantascienza pop1997 · "Skin Crime" - auto di lusso riverniciate con smalti per unghie1997 · "She-Devils on Wheels Headquarters" - Migros Museum1998-99 · "Hot Heels" - Migros Museum1998 · "Evian" - bottiglia in bronzo cromato2020 · Motore Ford Cosworth cromato - esposto, Ropac Parigi
Art Figures
John Armleder · mentore e figura decisiva dal 1990, la introduce alla scena di Villa MagicaThaddaeus Ropac · gallerista da oltre trent'anniMonika Sprüth e Philomene Magers · galleria Sprüth Magers, rappresentanza attualeEric Troncy · curatore di "No Man's Time", Villa Arson, 1991Benjamin Weil · curatore della sezione alla Biennale di Venezia, 1993
Artisti correlati
John Armleder · scena ginevrinaOlivier Mosset · scena ginevrinaJeff Koons · accostata sul tema dell'automobile, collettiva "Cars, Warhol, Fleury, Longo, Szarek", Albertina, Vienna, 2010Andy Warhol · accostata sul tema dell'automobile, collettiva "Cars, Warhol, Fleury, Longo, Szarek", Albertina, Vienna, 2010Robert Longo · accostata sul tema dell'automobile, collettiva "Cars, Warhol, Fleury, Longo, Szarek", Albertina, Vienna, 2010
Art Spaces
Thaddaeus Ropac · Parigi, Salisburgo, Londra, SeulSprüth Magers · Berlino, Londra, Los Angeles, New YorkKarma International · ZurigoMAMCO · Ginevra - istituzioneMigros Museum · Zurigo - istituzione
Collezioni
MoMA New YorkMigros Museum ZurigoMuseum der Moderne SalzburgZKM KarlsruheKunsthaus ZürichBass Museum of Art Miami

Cronologia della ricerca

1990-1993

Esordio nella scena ginevrina accanto a John Armleder, di cui diventa assistente trasferendosi a Villa Magica (Galerie Rivolta, Lausanne, 1990, con Armleder e Olivier Mosset); "No Man's Time" alla Villa Arson di Nizza (1991, invito del curatore Eric Troncy); consacrazione internazionale con l'abito Mondrian/YSL indossato da tre modelle alla 45ma Biennale di Venezia (1993)

1996-2001Maturità scultorea

prima personale al MAMCO di Ginevra (1996); "Skin Crime" e "She-Devils on Wheels Headquarters" (1997); "Hot Heels" (1998-99); la bottiglia Evian in bronzo cromato (1998); "49000" allo ZKM di Karlsruhe (2001)

2008-2015Riconoscimento istituzionale

retrospettiva "Paillettes et Dépendances" al MAMCO (2008-09); confronto critico con Warhol, Koons e Longo all'Albertina di Vienna (2010); "Eternity Now" al Bass Museum di Miami (2015); Prix de la Société des Arts de Genève (2015)

2018-2025Consolidamento

Grand Prix suisse d'art/Prix Meret Oppenheim (2018); motore Ford Cosworth cromato, Ropac Parigi (2020); "Turn Me On", Pinacoteca Agnelli, Torino (2022-23); "Shoplifters from Venus", Kunst Museum Winterthur (2023); "Pop Forever", Fondation Louis Vuitton, Parigi (2024-25)

Passaggi istituzionali

1991Villa Arson, Nizza

"No Man's Time", collettiva su invito del curatore Eric Troncy

1993Biennale di Venezia

Tre modelle indossano per le calli della città l'abito Mondrian/Yves Saint Laurent, sezione curata da Benjamin Weil

1996MAMCO, Ginevra

Prima personale nel museo che resta il suo punto di riferimento istituzionale a Ginevra

1997Migros Museum, Zurigo

"She-Devils on Wheels Headquarters": un garage allestito come sede di un fan club immaginario

2001ZKM, Karlsruhe

"49000"

2008MAMCO, Ginevra

Retrospettiva "Paillettes et Dépendances"

2010Albertina, Vienna

"Cars, Warhol, Fleury, Longo, Szarek", confronto sul tema dell'automobile

2015Bass Museum of Art, Miami

Personale "Eternity Now"

2022Pinacoteca Agnelli, Torino

"Turn Me On"

2024Fondation Louis Vuitton, Parigi

Collettiva "Pop Forever"

Premi e riconoscimenti

2015Prix de la Société des Arts de Genève

Riconoscimento della città che ha visto il suo debutto nel 1990 e che resta la sua base di vita e di lavoro

2018Grand Prix suisse d'art

Noto anche come Prix Meret Oppenheim, il più alto riconoscimento ufficiale della Confederazione Svizzera per le arti visive, dotato di 40.000 CHF; nella stessa edizione va anche a Thomas Hirschhorn e all'architetto Luigi Snozzi

FONTI VERIFICATE

Sito delle gallerie Thaddaeus Ropac e Sprüth Magers, archivio del MAMCO di Ginevra, comunicato ufficiale del Canton Ginevra (ge.ch) sull'assegnazione del Grand Prix suisse d'art 2018, Mirabaud Contemporary Art, Wikipedia (per i dati biografici incrociati con le fonti istituzionali sopra elencate).

DISCORDANZE

Una fonte di galleria indica il 1991 come anno della prima mostra personale a Lausanne; la maggioranza delle fonti, incluso il MAMCO, la data invece 1990, qui adottata come versione meglio documentata. Il giorno esatto di nascita, oltre all'anno 1961, non è verificato da fonti primarie. Un'onorificenza francese attribuita all'artista nel 2020 compare solo in un infobox enciclopedico, senza riscontro in comunicati ufficiali o fonti di galleria: per questo non viene riportata in questa scheda.

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