Rachel Harrison nasce a New York nel 1966, da madre originaria del New Jersey e padre di Brooklyn, entrambi di origine ebraica polacca e russa. Si iscrive alla Wesleyan University studiando inizialmente discipline umanistiche, poi passa alle arti visive e nel 1989 si laurea con lode in Belle Arti, formandosi con lo scultore Jeffrey Schiff e il compositore Alvin Lucier. E' in questi anni che incontra la massima di William Carlos Williams "no ideas but in things" (nessuna idea se non nelle cose), principio che resta alla base del suo modo di pensare la scultura attraverso gli oggetti.
La prima mostra personale, nel 1996 all'Arena Gallery di New York, porta un titolo interrogativo lunghissimo ispirato ai codici edilizi antiuragano, segno precoce del gusto dell'artista per il linguaggio tecnico e burocratico. Negli anni successivi Harrison sviluppa il suo metodo piu' riconoscibile: forme in polistirolo, cemento o resina dipinte a mano, affiancate o fuse con oggetti trovati, elettrodomestici, cartelloni pubblicitari, fotografie. La serie Perth Amboy (2001), ventuno fotografie di una finestra del New Jersey dove si credette di vedere un'apparizione della Vergine Maria, entra nella collezione del MoMA nel 2011. Nel 2009 il Hessel Museum of Art del CCS Bard le dedica la prima retrospettiva, Consider the Lobster, mentre l'artista partecipa a rassegne internazionali come la Biennale di Venezia (2003, 2009), la Whitney Biennial (2002, 2008) e la Tate Triennial (2009).
Nel decennio successivo il lavoro di Harrison continua a intrecciare cronaca, celebrita' e storia dell'arte: If I Did It (2007) e The Help (2012) mettono in scena riferimenti che vanno da O.J. Simpson a Amy Winehouse, da Scarface a Marcel Duchamp. Nel 2010 riceve lo Herb Alpert Award in the Arts e nel 2011 il Calder Prize della Calder Foundation, che le vale una residenza all'Atelier Calder di Sache, in Francia, tra settembre e dicembre 2012. Nel 2019 2020 il Whitney Museum of American Art le dedica Life Hack, la prima survey museale completa sulla sua carriera, a cura di Elisabeth Sussman e David Joselit; seguono la mostra Sitting in a Room all'Astrup Fearnley Museet di Oslo (2022 2023) e, nel 2024, l'elezione a membro della American Academy of Arts and Sciences. Harrison vive e lavora a Brooklyn ed e' rappresentata da Greene Naftali a New York e Regen Projects a Los Angeles.
Nata a New York nel 1966, Harrison si iscrive alla Wesleyan University e nel 1989 si laurea con lode in Belle Arti sotto la guida dello scultore Jeffrey Schiff e del compositore Alvin Lucier.
Prima mostra personale all'Arena Gallery di New York, con un titolo interrogativo ispirato ai codici edilizi antiuragano.
La serie Perth Amboy (2001) entra nella collezione del MoMA nel 2011; nel 2009 la prima retrospettiva, Consider the Lobster, apre al Hessel Museum of Art del CCS Bard.
Harrison riceve lo Herb Alpert Award in the Arts (2010) e il Calder Prize della Calder Foundation (2011), con residenza all'Atelier Calder in Francia (2012).
Il Whitney Museum of American Art dedica a Harrison la prima rassegna completa della carriera, Life Hack, a cura di Elisabeth Sussman e David Joselit.
Prima partecipazione alla biennale del Whitney Museum of American Art.
Partecipazione alla Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia.
Seconda partecipazione alla biennale del Whitney Museum of American Art.
Partecipazione alla rassegna triennale della Tate Britain.
Seconda partecipazione alla Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia; nello stesso anno prima retrospettiva, Consider the Lobster, al Hessel Museum of Art, CCS Bard.
Riallestimento dell'installazione Perth Amboy (2001), a cura di Paulina Pobocha, nella collezione permanente dal 2011.
Prima survey museale completa, Life Hack, a cura di Elisabeth Sussman e David Joselit.
Mostra personale Sitting in a Room.
Herb Alpert Foundation, categoria arti visive, Los Angeles.
Calder Foundation, New York, con periodo di residenza all'Atelier Calder in Francia.
Elezione a membro, Cambridge (Massachusetts).
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