Le periferie milanesi di Sironi non sono vedute di luoghi reali: ciminiere, tram e capannoni diventano volumi pesanti, isolati in uno spazio vuoto e senza orizzonte, costruiti con una materia pittorica densa e terrosa che imita l'intonaco più che la luce. Quella stessa grammatica di masse murarie, messa a punto dipingendo periferie, Sironi la trasporta negli anni Trenta sulle pareti di edifici pubblici: affreschi, mosaici e vetrate di scala monumentale, dove anche la figura umana torna piatta e gigantesca, trattata come se fosse essa stessa architettura.
Nasce a Sassari nel 1885, figlio di un ingegnere, e cresce a Roma, dove nel 1902 si iscrive a ingegneria abbandonando gli studi l'anno dopo; frequenta quindi la Scuola Libera del Nudo dell'Accademia di Belle Arti di Roma e si avvicina al divisionismo nello studio di Giacomo Balla, dove intorno al 1905 conosce Umberto Boccioni, l'amico più stretto della giovinezza. Aderisce al Futurismo nel 1913 e firma nel 1915 il manifesto L'orgoglio italiano. Trasferitosi a Milano, dipinge dal 1919-1920 le prime periferie urbane, presentate nel marzo 1920 alla Galleria Arte; nel 1922 è tra i fondatori del gruppo Novecento Italiano, di cui diventa la figura più rappresentativa, ed espone con il gruppo alla Biennale di Venezia del 1924. Dal 1932 pubblica due manifesti sulla pittura murale e per quasi un decennio lavora quasi solo a grandi affreschi, mosaici e vetrate per edifici pubblici a Roma e Milano. Nel dopoguerra, segnato dal suicidio della figlia Rossana nel 1948, dipinge il ciclo dell'Apocalisse, dove le forme si sfaldano; nel 1956 è eletto Accademico di San Luca. Muore a Milano nel 1961.
Nasce a Sassari nel 1885 e cresce a Roma; abbandona ingegneria nel 1903, frequenta la Scuola Libera del Nudo e si avvicina al divisionismo nello studio di Balla, dove conosce Boccioni.
Aderisce al Futurismo nel 1913 e firma L'orgoglio italiano nel 1915; trasferito a Milano, dipinge dal 1919-1920 le prime periferie urbane, presentate nel marzo 1920 alla Galleria Arte.
Tra i fondatori del gruppo nel 1922, espone alla Prima Mostra del Novecento Italiano nel 1923 e con il gruppo alla Biennale di Venezia del 1924; nel 1931 ha una sala personale alla I Quadriennale di Roma.
Pubblica due manifesti sulla pittura murale e lavora fino al 1940 quasi solo ad affreschi, mosaici e vetrate monumentali; nel dopoguerra dipinge il ciclo dell'Apocalisse ed è eletto Accademico di San Luca nel 1956. Muore a Milano nel 1961.
Espone con il gruppo Novecento Italiano, quattro dipinti sul tema della figura.
Sala personale alla prima edizione.
Coordina gli interventi di pittura murale alla V edizione.
Eletto accademico.
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