Harun Farocki costruisce i suoi saggi filmici montando, spesso in parallelo su due schermi, filmati militari, industriali e di sorveglianza già esistenti: cerca il punto in cui l'immagine smette di rappresentare e comincia a far funzionare un processo, quella che definisce immagine operativa in Auge/Maschine (2001), analizzando come le immagini prodotte da eserciti, fabbriche e sistemi di sorveglianza diventino strumenti capaci di guidare un missile o sorvegliare una catena di montaggio. Dal cinema monocanale passa all'installazione multischermo con opere come Deep Play (2007, documenta 12) e la serie Serious Games (2009-2010), trasformando la sala espositiva in un dispositivo di comparazione tra fonti diverse dello stesso evento.
Nato nel 1944 a Neutitschein, nel Sudetengau annesso alla Germania (oggi Novy Jicin, Repubblica Ceca), Farocki cresce in India e Indonesia prima che la famiglia si stabilisca ad Amburgo nel 1958. Si forma alla Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin (dffb) tra il 1966 e il 1968, da cui viene temporaneamente sospeso per motivi politici insieme ad altri diciotto studenti. Dirige il primo film nel 1966 e firma oltre cento opere tra documentari, saggi filmici, cortometraggi e installazioni. Dal 1974 al 1984 è redattore della rivista Filmkritik a Monaco, un lavoro editoriale che struttura il suo metodo di montaggio per confronto. Scrive inoltre le sceneggiature di tutti i film di Christian Petzold dal 1995, tra cui Barbara (2012) e Phoenix (2014), e firma con Antje Ehmann il progetto pluriennale Labour in a Single Shot (2011-2014). Muore il 30 luglio 2014 nei pressi di Berlino, all'età di 70 anni.
Nasce a Neutitschein, nel Sudetengau, oggi Novy Jicin in Repubblica Ceca; la famiglia si trasferisce ad Amburgo nel 1958.
Studia alla Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin, da cui viene temporaneamente sospeso nel 1968 per motivi politici insieme ad altri diciotto studenti.
Realizza Nicht löschbares Feuer, tra le prime opere a confrontare l'immagine documentaria con la violenza industriale e militare.
Dirige a Monaco la rivista Filmkritik, affinando un metodo critico basato sul confronto di materiali audiovisivi esistenti.
Analizza fotografie aeree americane del 1944 che documentano, senza riconoscerlo, il campo di Auschwitz, caso chiave della sua ricerca sull'immagine come prova mancata.
Insegna alla University of California, Berkeley, ampliando la diffusione del suo lavoro negli Stati Uniti.
Introduce il concetto di immagine operativa, applicato ad armi intelligenti e sistemi di visione automatica.
Insegna come professore all'Accademia di Belle Arti di Vienna.
Presenta Deep Play a Kassel, confronto multischermo di diverse riprese della stessa partita di calcio.
Realizza con Antje Ehmann un progetto itinerante di workshop e film in dodici città sul lavoro contemporaneo.
Muore il 30 luglio 2014 nei pressi di Berlino, all'età di 70 anni.
Presenta l'installazione video Deep Play.
Prima grande retrospettiva nel Regno Unito.
Images of War (at a Distance), prima mostra personale completa in un museo statunitense.
Riconoscimento per Erkennen und Verfolgen (War at a Distance).
Premio per il documentario Zum Vergleich.
Riconoscimento speciale della fondazione svizzera per l'insieme della sua opera.
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