Dal 2008 Dayanita Singh costruisce libri che si aprono come scatole e si chiudono come valigie: "Sent a Letter", "File Room", "Museum of Chance", "Museum Bhavan". Non illustrano una mostra: sono la mostra.
Il risultato è un museo senza pareti, montato e smontato a mano dal lettore: migliaia di sequenze possibili dalle stesse fotografie, nessuna definitiva.
Primo libro "Zakir Hussain" (1986); "Family Portraits", "Privacy"; cifra in bianco e nero su famiglie urbane indiane benestanti.
"Myself Mona Ahmed" (2001) rompe con il fotogiornalismo puro. Inizia il sodalizio con Gerhard Steidl (2003-04). Apertura al colore (2008-09).
"Sent a Letter" (2008), "File Room" (2013), "Museum of Chance" (2015), "Museum Bhavan" (2017): il libro diventa museo portatile.
ICP Infinity Award e 57ma Carnegie International (2018); "Surrounds" al MoMA (2019); Hasselblad Award e "Dancing with my Camera" (2022); MUDAM, San Paolo, Gwangju (2023).
"ILLUMInations", all'Arsenale
"Go Away Closer", poi itinerante
"Museum Bhavan"; nello stesso anno, collection display alla Tate Modern, Londra
57ma edizione
"Surrounds: 11 Installations"
"Dancing with my Camera"; nello stesso anno, "Sea of Files" alla Hasselblad Foundation, Göteborg
Nello stesso anno, Biennale di San Paolo e Biennale di Gwangju
Amsterdam
Per "Museum Bhavan"
Categoria Artist's Book, per "Museum Bhavan"
Prima vincitrice originaria del Sud Asia, SEK 2.000.000
CV ufficiale Frith Street Gallery; Wikipedia; Hasselblad Foundation; ICP; Tate; MoMA; AWARE Women Artists.
Wikipedia riporta come data di nascita il 18 marzo 1961, non incrociata con altre fonti: qui si usa solo "1961". Nessuna fonte conferma una partecipazione a Documenta 14: non riportata.
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