Riunisce opere scultoree che si collocano nello spazio in cui il linguaggio viene meno, fra performance, dispositivi cinetici e assemblage. Suono, luce, video, movimento e oggetti trovati diventano strumenti della memoria dentro tre ambienti in cui il pubblico è chiamato a entrare. Gli artisti non si fermano alla rappresentazione ma lavorano su riconfigurazioni dell’esperienza umana sul piano psicologico, fisico e metafisico, con un intreccio fatto di vibrazioni sonore, sperimentazione lo-fi, performance digitale e qualità effimere. Nell’ultima settimana di apertura è prevista la performance durazionale Polish di Chiffon Thomas.
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