Quarta personale di Gregorio Botta in galleria, dopo le tappe al MAN di Nuoro e al Museo Rothko. Riunisce i lavori degli ultimi due anni, dentro una ricerca più che trentennale su materia, luce, percezione e tempo. Le superfici non sono dipinte ma costruite per stratificazione di carta di riso, velina, cera e pigmento: prendono spessore fino a rivelare una pelle, e trattengono la luce restituendola diversa a ogni spostamento dello sguardo. Acqua, vetro, cera, fumo e carta compongono un vocabolario di materiali essenziali che non rappresentano il tempo ma lo registrano; sfere di vetro colme d’acqua, forme in cera e mensole estendono il lavoro nello spazio. Il titolo viene da un verso di Emily Dickinson. Inaugurazione sabato 19 settembre, ore 18:30–20:30.
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