Lap-See Lam lavora su quella che la Secession chiama l’architettura della diaspora: come l’identità culturale passi attraverso riproduzioni, miti e spostamenti nello spazio. Il suo vocabolario mette insieme scansioni 3D, animazioni, sculture e installazioni, dando forma ad ambienti virtuali che rifiutano una risoluzione netta. Motivo ricorrente è il ristorante cinese, spesso ricostruito digitalmente a partire da interni non più esistenti: un contenitore di storie condensate di migrazione, lavoro e nostalgia, dove lo spazio funziona come archivio instabile che proprio nei vuoti rende visibile la perdita. In mostra anche i lavori in vetro nati dalla residenza al Cirva di Marsiglia. Inaugurazione giovedì 10 settembre, ore 19.
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