Prima personale in Austria di Zanele Muholi (Umlazi, Sudafrica, 1972), che si definisce visual activist e non artista. Oltre centoventi fotografie, opere video e materiali d’archivio prodotti in due decenni, in sei sezioni che ripercorrono le serie principali: Being, del 2006, sulle relazioni intime lesbiche, fatta di immagini di amore, fiducia e quotidianità; il progetto tuttora in corso Faces and Phases, avviato nello stesso anno, archivio collaborativo di centinaia di ritratti in bianco e nero di persone nere LGBTQIA+ accompagnati dalle loro testimonianze; e l’autoritratto Phaphama, che in isiZulu vuol dire svegliati. Da oltre vent’anni Muholi lavora per rendere visibili le comunità nere lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersex in Sudafrica e nel mondo. La mostra si inaugura insieme a quella di Eric Asamoah. Immagine: Zanele Muholi, Phaphama, Cassilhaus, Chapel Hill, North Carolina, 2016, dalla serie Somnyama Ngonyama — © Zanele Muholi, courtesy dell’artista, Yancey Richardson, New York, e Southern Guild, Cape Town.
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