Il titolo parte dalla nozione tecnica di memoria di forma dei materiali, la capacità di tornare allo stato iniziale dopo la deformazione, e la estende alla traccia lasciata dal gesto e dall’impatto, come un materasso o un cuscino che registrano un corpo prima di rilasciarlo. Le sculture di Sila Candansayar, allungate e articolate in legno lucidato e vetro soffiato, conservano la traccia dei gesti che le hanno plasmate — levigatura, trasporto, regolazione, bilanciamento — e appaiono come posture sospese, senza volto né narrazione. Clédia Fourniau abbandona nelle opere recenti la materia-colore per un gesto-forma frontale: la tela diventa spazio di iscrizione in cui ogni linea misura un’ampiezza fisica, con un lessico di segni elementari, scarabocchi e arcobaleni. Nefeli Papadimouli lavora con involucri tessili, costumi-pelle, moduli sospesi o attivati che conservano l’impronta del corpo e passano da un corpo all’altro. Il testo di Anne-Laure Peressin nota che i muri di mattoni grezzi della galleria fanno da contrappunto alla plasticità delle opere. — Romero Paprocki, Milano — romeropaprocki.com.
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