La mostra segna il ritorno di Nicola Samorì a Ravenna, città in cui l’artista ha iniziato a formare il proprio immaginario osservando i mosaici bizantini. Il percorso mette in dialogo le sue opere pittoriche e scultoree, spesso realizzate su pietra e marmo, con i gessi di Antonio Canova conservati nella Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, fra cui il Cavallo morente e l’Endimione dormiente. I lavori indagano il rapporto fra conservazione e trasformazione dell’immagine, dialogando anche con i marmi della basilica di San Vitale.
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