Curatrice emiratina, fondatrice e direttrice della Sharjah Art Foundation e direttrice della Sharjah Biennial dal 2003. Formata alla Slade, alla Royal Academy e al Royal College of Art di Londra; dal 2017 presiede l’International Biennial Association.
A ventidue anni, dopo aver visto Documenta 11, prende la direzione della Sharjah Biennial e ne cambia la scala: dalla rassegna regionale delle prime cinque edizioni ai centodiciassette artisti da venticinque paesi del 2003. Da allora dirige la Biennale ininterrottamente, ma ne ha curata personalmente una sola edizione: la quindicesima, che era il progetto lasciato da Okwui Enwezor alla sua morte e che lei ha portato a termine. Il suo lavoro di curatrice sta altrove, nelle monografie: prime retrospettive per artisti che non ne avevano mai avuta una — Hassan Sharif, Emily Karaka, Kamala Ibrahim Ishag, Farideh Lashai, Amal Kenawy — costruite a Sharjah con ricerca d’archivio e pubblicazione, e poi esportate verso i musei europei. È il flusso consueto rovesciato: il canone viene riscritto nel Golfo prima di arrivare a Berlino, Londra o Saint-Étienne. Sull’asse Sud-Sud, che teorizza esplicitamente, ha costruito anche un sistema di istituzioni — la Foundation, l’Africa Institute, il Triennale di architettura, una università dove l’Europa è una regione fra le altre — e dal 2025 dirige due fra le manifestazioni maggiori dell’area del Pacifico.
Ambiti: Exhibition History, Global South, Biennials, Institution Building
Incarichi:
Presidente e direttrice, Sharjah Art Foundation (dal 2009)
Direttrice, Sharjah Biennial (dal 2003)
Presidente, International Biennial Association (dal 2017)
Presidente, The Africa Institute, Sharjah
Presidente e direttrice, Sharjah Architecture Triennial
Board of Directors, KW Institute for Contemporary Art, Berlino
Board of Directors, Ashkal Alwan, Beirut
Board member, MoMA PS1, New York (2010–2021)
Istituzioni: Sharjah Art Foundation, Sharjah Biennial, International Biennial Association
Mostre e pubblicazioni curate
2003 biennale diretta da Sharjah Biennial 6, Expo Centre e Sharjah Art Museum, Sharjah (Emirati Arabi Uniti). 8 aprile – 8 maggio 2003, curatore Peter Lewis: centodiciassette fra artisti e gruppi da venticinque paesi. È l’edizione che porta la manifestazione fuori dal perimetro regionale delle prime cinque, dopo la visita della direttrice a Documenta 11.
2015 padiglione a cura di 1980–Today. Exhibitions in the United Arab Emirates, Padiglione degli Emirati Arabi Uniti, 56ª Biennale di Venezia, Venezia (Italia). 9 maggio – 22 novembre 2015, Sale d’Armi all’Arsenale: quindici artisti emiratini per una storia delle mostre negli Emirati dal 1980. È la prima emiratina a curare il padiglione nazionale.
2017 mostra a cura di Hassan Sharif. I Am The Single Work Artist, Sharjah Art Foundation, poi KW Berlino, Malmö Konsthall e MAMC+, Sharjah (Emirati Arabi Uniti) (Hassan Sharif). Dal 4 novembre 2017 al 2021, in quattro sedi: la retrospettiva integrale del pioniere dell’arte concettuale in Medio Oriente, in sette capitoli, con opere mai esposte prima, installazioni realizzate per la prima volta seguendo le istruzioni dell’artista e la ricostruzione del suo atelier.
2020 biennale a cura di Lahore Biennale 02. between the sun and the moon, Forte di Lahore e sedi diffuse, Lahore (Pakistan). 26 gennaio – 29 febbraio 2020: la prima biennale che dirige fuori dagli Emirati, costruita su una tesi Sud-Sud dichiarata. Fra le opere, la scultura pubblica di Diana Al Hadid nei giardini del Divan-e-Aam e Cabaret Crusades di Wael Shawky nel Summer Palace.
2023 biennale a cura di Sharjah Biennial 15. Thinking Historically in the Present, Sedici sedi nell’emirato, Sharjah (Emirati Arabi Uniti). 7 febbraio – 11 giugno 2023: concepita da Okwui Enwezor e portata a termine da Al Qasimi dopo la sua morte, con un gruppo di lavoro di cinque suoi collaboratori storici. Oltre centocinquanta artisti e trenta commissioni maggiori, una per ciascuno dei trent’anni della Biennale. È l’unica edizione che ha curato in vent’anni di direzione.
2025 triennale diretta da Aichi Triennale 2025. A Time Between Ashes and Roses, Aichi Arts Center e sedi diffuse a Seto, Aichi (Giappone). 13 settembre – 30 novembre 2025, con una sessantina di artisti da ventidue paesi: la prima direttrice artistica non giapponese nella storia della manifestazione. Il titolo viene da un verso di Adonis scritto dopo la guerra del 1967.
2026 biennale diretta da 25ª Biennale of Sydney. Rememory, White Bay Power Station e altre quattro sedi, Sydney (Australia). 14 marzo – 14 giugno 2026: ottantatré fra artisti e collettivi da trentasette paesi, ingresso libero. Il titolo viene da Toni Morrison; quindici nuove opere sono commissionate ad artisti delle Prime Nazioni di tutto il mondo, con un curatorial fellow indigeno dedicato.