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Wangechi Mutu

Wangechi Mutu
Kenya / Stati Uniti, 1972
LA DOMANDA FONDAMENTALE

Perché costruire una figura femminile con ritagli di riviste e terra rossa?

Il punto di partenza è quasi sempre un'immagine già stampata: pagine di moda, pornografia, fotografie etnografiche, tavole anatomiche ottocentesche. Mutu le taglia, le sovrappone e le incolla su carta o su acetato fino a comporre corpi femminili che non tornano mai a una figura intera, fra arti meccanici, pellicce sintetiche e glitter. In Histology of the Different Classes of Uterine Tumors, 2004-2005, dodici collage crescono sopra i fogli di un folio medico che classificava le malattie dell'utero. Il gesto non illustra quella classificazione: la rovescia, perché la forma del corpo la decide l'artista e non il catalogo.

Nata a Nairobi nel 1972, cresce in Kenya e a diciassette anni raggiunge il Galles, allo United World College of the Atlantic. A New York studia alla Parsons School of Design, ottiene un BFA alla Cooper Union nel 1996 e un MFA in scultura alla Yale School of Art nel 2000; nel 2003-2004 è artista in residenza allo Studio Museum in Harlem, anni in cui nasce il dittico Yo Mama, 2003, oggi al Museum of Modern Art. Dal 2005 il collage esce dalla cornice e diventa video e installazione, da Amazing Grace, 2005, a Suspended Playtime, 2008. Nel 2013 il film animato The End of eating Everything mette in moto la creatura ibrida; nel 2019 quattro cariatidi di bronzo, The Seated I-IV, riunite sotto il titolo The NewOnes, will free Us, occupano le nicchie rimaste vuote sulla facciata del Metropolitan Museum of Art. Dal 2020 lavora soprattutto con terra rossa, legno e oggetti raccolti attorno al suo studio di Nairobi, che tiene aperto insieme a quello di Brooklyn.

COLLAGERitagli di riviste e tavole mediche su carta e acetato
CARIATIDIFigure sedute fuse in bronzo, con collane a spirale
TERRA ROSSASuolo, legno e cera raccolti attorno allo studio di Nairobi
CORPO IBRIDOArti meccanici, teste animali, pellicce sintetiche e glitter

Contesto della ricerca

Quando emerge
Inizio anni 2000 · dalla serie Pin-Up al dittico Yo Mama e ai collage sulle tavole mediche
Formazione
Parsons School of Design, New YorkNew York, US 🇺🇸1996 · Cooper Union, New YorkNew York, US 🇺🇸2000 · Yale School of Art, New HavenNew Haven, US 🇺🇸
Temi
Corpo ibridoColonialismoImmagine stampataMateria della terraDiaspora
Linguaggi & media
CollageScultura in bronzoFilm animatoInstallazioneTerra e legno
Art Figures
David Adjaye · architetto, con lei nel progetto dell'installazione Exhuming Gluttony: A Lover's Requiem, 2006Santigold · musicista, interprete e voce del film animato The End of eating Everything, 2013Cloé Perrone · curatrice del progetto Black Soil Poems alla Galleria Borghese, 2025
Art Spaces
Gladstone Gallery, New York · galleria che la rappresentaVictoria Miro, Londra e Venezia · galleria che la rappresenta
Collezioni
Museum of Modern Art, New YorkMetropolitan Museum of Art, New YorkWhitney Museum of American Art, New YorkTate Modern, LondraNational Galleries of Scotland, Edimburgo

Cronologia della ricerca

1999-2003Forbici, colla, piccolo formato

Lavora su carta e acetato con ritagli di riviste di moda e di pornografia, acquerello e inchiostro. Nella serie Untitled (Pin-Up), 2001, la posa da rotocalco si incrina e il corpo perde pezzi; con il dittico Yo Mama, 2003, il formato cresce di colpo oltre i due metri di larghezza e la figura ibrida, in equilibrio su un tacco, diventa monumentale senza smettere di essere carta incollata.

2004-2008Il supporto trovato e il salto nello spazio

I collage iniziano a crescere sopra materiali già scritti da altri: in Histology of the Different Classes of Uterine Tumors, 2004-2005, dodici fogli di un folio medico ottocentesco vengono coperti di pelliccia sintetica, glitter e nastro da pacchi. Negli stessi anni il lavoro lascia la parete: Amazing Grace, 2005, è un video girato dentro l'acqua, Suspended Playtime, 2008, un grappolo di sacchetti di plastica legati con spago e filo e sospesi al soffitto.

2013-2019Animazione e fusione

La creatura ibrida si mette in movimento nel film animato The End of eating Everything, 2013, dove un corpo-pianeta inghiotte stormi di uccelli. Subito dopo arriva il metallo: Water Woman, 2017, Underground Hornship, 2018, e nel 2019 le quattro figure sedute The Seated I-IV, riunite sotto il titolo The NewOnes, will free Us. La scala passa dal foglio alla statua da esterno e il collage diventa modellazione e fusione in bronzo.

dal 2020Terra rossa e materia friabile

Il materiale cambia di nuovo: suolo rosso, cera, legno, pentole di alluminio e perline, raccolti attorno allo studio di Nairobi. Prayers, 2020, Musa e Heads in a Basket, 2021, Throned, 2023, e il ciclo Ndege I-VII, 2025, nascono per impasto e accumulo invece che per fusione, mentre The Grains of Words, 2025, è fatto di caffè, tè e carta. Le superfici restano fragili e mutevoli, agli antipodi della permanenza del bronzo.

Passaggi istituzionali

2010Deutsche Guggenheim, Berlino

My Dirty Little Heaven, 30 aprile – 13 giugno

2013Nasher Museum of Art, Durham

A Fantastic Journey, poi al Brooklyn Museum di New York

201556ª Biennale di Venezia

All the World's Futures, a cura di Okwui Enwezor

2019–2020Metropolitan Museum of Art, New York

The Facade Commission, 9 settembre 2019 – 8 giugno 2020: quattro bronzi nelle nicchie della facciata, a cura di Kelly Baum

2023New Museum, New York

Intertwined, 2 marzo – 4 giugno, oltre cento opere dagli anni Novanta a oggi, a cura di Vivian Crockett e Margot Norton

2025Galleria Borghese, Roma

Black Soil Poems, 10 giugno – 14 settembre, a cura di Cloé Perrone

Premi e riconoscimenti

2010Deutsche Bank Artist of the Year

prima edizione del riconoscimento, assegnata su indicazione del Global Art Advisory Council

2013Asher B. Durand Artist of the Year Award

Brooklyn Museum, New York

FONTI VERIFICATEGladstone Gallery, biografia ufficiale (gladstonegallery.com/artist/wangechi-mutu/biography): formazione, elenco di mostre museali, premi e collezioni · Studio Museum in Harlem (studiomuseum.org/artists/wangechi-mutu): sequenza Parsons – Cooper Union – Yale School of Art, residenza 2003-2004, opere dei primi anni Duemila · Britannica (britannica.com/biography/Wangechi-Mutu): nascita a Nairobi nel 1972, United World College of the Atlantic, Parsons · National Galleries of Scotland (nationalgalleries.org/art-and-artists/234414): titolo, data 2004-2005, tecnica e supporto di Histology of the Different Classes of Uterine Tumors, opera in collezione · Metropolitan Museum of Art, comunicato (metmuseum.org/press/exhibitions/2019/wangechi-mutu): The Facade Commission, i quattro bronzi The Seated I-IV, date e curatela · e-flux, comunicato New Museum (e-flux.com/announcements/511653): date, curatela e materiali della rassegna Intertwined, 2023 · Galleria Borghese, cartella stampa ufficiale (galleriaborghese.cultura.gov.it): titoli, anni e materiali delle opere in terra rossa e in bronzo, date e curatela di Black Soil Poems, 2025 · Biennial Foundation, elenco artisti (biennialfoundation.org): presenza in All the World's Futures, 56ª Biennale di Venezia, 2015 · e-flux, comunicato Deutsche Bank (e-flux.com/announcements/37115): Artist of the Year 2010 e mostra al Deutsche Guggenheim. Il sito wangechimutu.com è indicato come ufficiale da fonti terze ma non è stato possibile leggerlo: non viene riportato come fonte. Data di accesso di tutte le fonti: 6 novembre 2026.

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