Vita Kari (they/them), classe 1994, è un'artista visiva statunitense di Los Angeles. Lavora fra tessuto, performance e video, usando viralità, cultura di internet e spazio pubblico per interrogare il modo in cui l'identità viene costruita, esposta e fatta circolare.
Gli arazzi, tessuti su telaio Jacquard digitale e poi ripresi a mano, adottano lo sfilacciamento dell'immagine come equivalente visivo di un dialogo privo di sottotitoli: l'artista è deaf/Hard of Hearing e ne fa un principio formale, paragonando lo schermo digitale a una trama tessile. La memoria dell'immigrazione della nonna dal Medio Oriente, di famiglia ebraica, attraversa lo stesso linguaggio digitale. Le performance — dal barattolo di Trapped in a Can alla Apology Box — mettono il corpo in condizioni di esposizione estrema, spesso dentro il circuito delle fiere.
Con Vitasona, una casa di apparecchi acustici immaginaria, riscrive la storia della tecnologia per l'udito: immagina protesi pensate come oggetti da mostrare, non da nascondere, e porta lo stesso principio nei suoi arazzi. Nel 2026 il lavoro si estende a dispositivi uditivi speculativi e a figure-doppelgänger a grandezza naturale, continuando a mettere in relazione corpo, percezione e costruzione pubblica dell'identità.
La costruzione della persona pubblica online e i primi lavori fra video e performance.
La performance ad Art Basel Miami Beach porta il corpo dentro il circuito delle fiere.
L'MFA con tesi sulla viralità, la performance On the Wall e il debutto a Untitled Art.
Con Apology Box la performance mette il corpo in condizioni di esposizione estrema; con Vitasona la ricerca sulla sordità diventa un progetto di design immaginario.
Trapped in a Can, 9 dicembre.
MFA in Fine Arts, con tesi sulla viralità e la mostra Billboard Prenup: A BYTE OF LOVE.
Performance di lunga durata, 31 agosto – 4 settembre.
Debutto in fiera con Yiwei Gallery; a dicembre la performance Close the Door ad Art Basel.
Apology Box, 16 – 17 luglio.
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