Virgilio Guidi dipinge interni di tram, stanze e marine riducendo figure e oggetti a volumi larghi e piatti, uniti da una luce uniforme che elimina ombre e dettagli descrittivi. In Il tram (1923), presentato alla Biennale di Venezia del 1924, una scena affollata diventa una composizione di masse sospese, quasi immobili nel tempo. Questa sottrazione progressiva porta la sua pittura, già negli anni Venti vicina al ritorno all'ordine, a spingersi nei decenni successivi verso cicli sempre più astratti, in cui lo spazio stesso, più che la figura, diventa il soggetto della ricerca.
Nasce a Roma il 4 aprile 1891, figlio di uno scultore e poeta. Dopo un istituto tecnico e un periodo nella bottega del restauratore Capranesi, nel 1911 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Roma nel corso di Giulio Aristide Sartorio, che lascia dopo circa due anni. Espone alla Biennale di Venezia dal 1922 con Madre che si leva, ma è Il tram del 1923, presentato nel 1924, a imporlo all'attenzione della critica. Nel 1926 e nel 1929 partecipa alle due mostre del Novecento Italiano. Nel 1927 succede a Ettore Tito nella cattedra di pittura dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, lasciata temporaneamente fra il 1935 e il 1944 per insegnare a Bologna; nel 1935 riceve, ex aequo con Gino Severini, un premio alla II Quadriennale di Roma. Nel dopoguerra la pittura si fa più astratta, in cicli come Angosce, Giudizi e Architetture cosmiche, mentre nel 1951 firma il IV Manifesto dell'arte spaziale accanto a Lucio Fontana, restando però estraneo a ogni adesione di gruppo. Muore a Venezia il 7 gennaio 1984, dopo aver donato ottanta dipinti alla città.
Nasce a Roma nel 1891; lavora nella bottega del restauratore Capranesi e nel 1911 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Roma nel corso di Sartorio, che lascia dopo circa due anni.
Espone Madre che si leva alla Biennale del 1922 e Il tram (1923) alla Biennale del 1924, accolto come protagonista del ritorno all'ordine; partecipa alle due mostre del Novecento Italiano nel 1926 e nel 1929.
Succede a Ettore Tito alla cattedra di pittura dell'Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1927, insegnando poi a Bologna dal 1935 al 1944; nel 1935 riceve un premio ex aequo con Gino Severini alla II Quadriennale di Roma.
Nel dopoguerra sviluppa cicli sempre più astratti, come Angosce (1949-53) e Architetture cosmiche (1960-62); firma nel 1951 il IV Manifesto dell'arte spaziale con Lucio Fontana. Dona ottanta dipinti al Comune di Venezia nel 1980 e muore nel 1984.
Madre che si leva.
Il tram, consacrazione di critica.
Partecipa a entrambe le edizioni.
Sala personale, dove riceve un riconoscimento.
Sale personali nelle edizioni del 1940, del 1954 e del 1964.
Dona ottanta dipinti al Comune di Venezia, con cui nasce il museo a lui dedicato a Palazzo Fortuny.
Roma, ex aequo con Gino Severini.
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