Vanessa Beecroft trasforma il corpo femminile in materiale scultoreo attraverso la ripetizione e l'immobilità, usando la performance come dispositivo di osservazione quasi clinico: un conflitto personale con il cibo e il controllo, documentato nel suo primo lavoro, il Libro del cibo (1983-1993), si trasferisce su decine di corpi altrui. Dal debutto di VB01 nel 1993, il metodo resta lo stesso: modelle reali selezionate secondo criteri estetici precisi vengono disposte in schemi fissi ed esposte per ore all'immobilità sotto una regola che nega loro individualità e movimento, come in VB35 (1998) alla Guggenheim Museum di New York, dove venti donne, quindici in bikini disegnati da Tom Ford per Gucci e cinque completamente nude, restano immobili in cerchio nella rotonda di Frank Lloyd Wright. Lo stesso dispositivo si sposta nel tempo su terreni diversi, dalla politica, come in VB61 (2007) alla Biennale di Venezia, dove donne sudanesi con la pelle dipinta di bianco simulano corpi senza vita in riferimento al genocidio in Darfur, alla scultura, come in VB66 (2010), dove le modelle viventi vengono affiancate a calchi in gesso dei propri stessi corpi.
Nata a Genova nel 1969 da madre italiana e padre inglese, Vanessa Beecroft cresce in un ambiente materno rigido, vegetariano e privo di televisione. Dopo il Liceo Artistico Barabino e un anno all'Accademia Ligustica di Belle Arti a Genova, si forma in Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano (1988-1993); la prima performance pubblica, VB01, avviene nel 1993 in una galleria milanese (VB sta per Vanessa Beecroft seguito da un numero progressivo che oggi supera il novantesimo episodio). Nel 1996, invitata dal gallerista Jeffrey Deitch, si trasferisce a New York, dove il suo lavoro assume una scala internazionale: seguono VB45 (2001) alla Kunsthalle Wien con quarantacinque modelle in stivali Helmut Lang e VB55 (2005) alla Neue Nationalgalerie di Berlino con cento donne cosparse d'olio e vestite solo di collant, in piedi per tre ore. Nel decennio successivo realizza VB65 (2009) al PAC di Milano, un tableau con venti uomini immigrati africani ispirato all'Ultima Cena, e nel 2011 le performance Marmi a Carrara e Milano, che uniscono per la prima volta modelle vive e blocchi di marmo scolpito. Nel 2015 rappresenta l'Italia alla 56ª Biennale di Venezia nella mostra collettiva Codice Italia, curata da Vincenzo Trione. Dal 2008 al 2019 collabora stabilmente con Kanye West, per sfilate Yeezy, il video Runaway e il Yeezus Tour, spostando temporaneamente il proprio metodo verso la moda e lo spettacolo senza cambiarne il principio di fondo.
Prima performance pubblica in una galleria milanese, a partire dal Libro del cibo.
Si trasferisce a New York su invito di Jeffrey Deitch; realizza VB35 alla Guggenheim Museum.
VB61 alla 52ª Biennale di Venezia.
VB66 e la serie Marmi integrano calchi scultorei nelle performance con modelle dal vivo.
VB08.
VB35.
Mostra personale.
VB55.
VB61.
VB65 e altre presentazioni.
Padiglione Italia, mostra collettiva Codice Italia.
Mostra personale.
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