Nata a Genova nel 1969 da madre italiana e padre inglese, Vanessa Beecroft cresce in un ambiente materno rigido, vegetariano e privo di televisione, un'educazione che la studiosa stessa ha collegato ai disturbi alimentari documentati nel suo primo lavoro, il Libro del cibo (1983-1993), un diario illustrato delle proprie abitudini alimentari. Dopo il Liceo Artistico Barabino e un anno all'Accademia Ligustica di Belle Arti a Genova, si forma in Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano (1988-1993). La sua prima performance pubblica, VB01, avviene nel 1993 in una galleria milanese: un gruppo di giovani donne, vestite con i suoi abiti, viene esposto insieme al Libro del cibo, inaugurando un metodo che da allora Beecroft non ha più abbandonato, cioè l'uso di modelle reali come materiale scultoreo vivente, numerate in sequenza (VB sta per Vanessa Beecroft seguito da un numero progressivo che oggi supera il novantesimo episodio).
Nel 1996, invitata dal gallerista Jeffrey Deitch, Beecroft si trasferisce a New York, dove il suo lavoro assume una scala internazionale. VB35 (1998), alla Solomon R. Guggenheim Museum di New York, dispone venti donne in cerchio nella rotonda di Frank Lloyd Wright, quindici con bikini disegnati da Tom Ford per Gucci e cinque completamente nude: l'opera, ampiamente fotografata dalla stampa, rende evidente il metodo Beecroft, la messa in scena di corpi scelti secondo criteri estetici precisi, immobili per ore, sotto una regola che nega loro individualità e movimento. Negli anni successivi il metodo viene ripetuto e variato in contesti via via diversi: VB45 (2001) alla Kunsthalle Wien con quarantacinque modelle in stivali Helmut Lang; VB55 (2005) alla Neue Nationalgalerie di Berlino con cento donne cosparse d'olio e vestite solo di collant, in piedi per tre ore; VB61 (2007), presentata alla 52ª Biennale di Venezia, in cui donne sudanesi con la pelle dipinta di bianco simulano corpi senza vita, trasferendo per la prima volta il dispositivo della performance su un soggetto politico esplicito, il genocidio in Darfur.
Nel decennio successivo Beecroft continua a spostare il proprio metodo su nuovi terreni: VB65 (2009) al PAC di Milano compone venti uomini immigrati africani in un tableau ispirato all'Ultima Cena; VB66 (2010) al Mercato Ittico di Napoli affianca modelle viventi a calchi in gesso dei loro stessi corpi, portando la questione della scultura e del calco dal vivo al centro della ricerca; nel 2011 le performance Marmi a Carrara e Milano uniscono per la prima volta modelle vive e blocchi di marmo scolpito. Nel 2015 rappresenta l'Italia alla 56ª Biennale di Venezia nella mostra collettiva Codice Italia, curata da Vincenzo Trione. Parallelamente, dal 2008 al 2019 collabora stabilmente con Kanye West (sfilate Yeezy, il video Runaway, il Yeezus Tour), un'attività che ha spostato temporaneamente il suo metodo fuori dal contesto museale, verso la moda e lo spettacolo, senza che il principio di fondo, la disposizione regolata di corpi secondo un codice visivo rigido, cambiasse sostanza.
Prima performance pubblica in una galleria milanese, a partire dal Libro del cibo.
Si trasferisce a New York su invito di Jeffrey Deitch; realizza VB35 alla Guggenheim Museum.
VB61 alla 52ª Biennale di Venezia.
VB66 e la serie Marmi integrano calchi scultorei nelle performance con modelle dal vivo.
VB08.
VB35.
Mostra personale.
VB55.
VB61.
VB65 e altre presentazioni.
Padiglione Italia, mostra collettiva Codice Italia.
Mostra personale.
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