Teresa Margolles nasce nel 1963 a Culiacán, nello stato di Sinaloa. Cresce in Sinaloa e si trasferisce da adolescente a Città del Messico, dove studia prima Scienze Politiche e poi si orienta verso la medicina legale, conseguendo una laurea in Scienze della Comunicazione e in Medicina Legale all'Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM); studia anche arte alla Dirección de Fomento a la Cultura Regional di Culiacán. Nel 1990 co-fonda a Città del Messico il collettivo SEMEFO (dall'acronimo spagnolo del Servicio Médico Forense), insieme ad altri artisti tra cui Arturo Angulo, Mónica Salcido e Juan Pernás: il gruppo mette in scena performance tra ritualità e morte, per poi realizzare opere con materiali prelevati dall'obitorio, come Lavatio Corporis (1994), con animali imbalsamati, e Dermis (1996), con lenzuola di obitorio e pelle tatuata. Alla fine degli anni novanta la maggior parte dei membri lascia il gruppo e Margolles ne eredita il nome e il corpus di opere, proseguendo da sola la ricerca.
Nel 2004 la mostra Muerte Sin Fin al Museum für Moderne Kunst di Francoforte segna una delle sue prime presentazioni solistiche di ampio respiro: comprende En el aire, un corridoio di bolle di sapone prodotte con acqua di lavaggio dei cadaveri, e Papeles, carte colorate impastate con acqua, sangue e grasso provenienti dall'obitorio. Nel 2009 rappresenta il Messico alla 53ª Biennale di Venezia con ¿De qué otra cosa podríamos hablar?, curata da Cuauhtémoc Medina, che comprende una bandiera tinta con sangue raccolto in scene di crimini e gioielli realizzati con vetri di finestre infrante durante sparatorie. Nel 2012 vince l'Artes Mundi 5 e riceve il Prince Claus Award nei Paesi Bassi. Nel 2019 partecipa alla mostra internazionale della 58ª Biennale di Venezia May You Live in Interesting Times, curata da Ralph Rugoff, con Tela Venezuelana, un telo bianco impregnato del sangue di un giovane venezuelano ucciso al confine tra Venezuela e Colombia, e riceve una menzione speciale della giuria.
Nel 2024 presenta Tela Venezuelana (2019) nella Mostra Internazionale della 60ª Biennale di Venezia, e nello stesso anno realizza Mil Veces un Instante per il Fourth Plinth di Trafalgar Square a Londra: un cubo di oltre tre tonnellate ricoperto da 726 calchi in gesso dei volti di persone trans, non binarie e di genere non conforme provenienti da Città del Messico, Ciudad Juárez e Londra, che richiama la forma del tzompantli mesoamericano ed è dedicato alla memoria di Karla, donna trans uccisa a Ciudad Juárez nel 2015. Nel 2023 presenta El poder alla 16ª Biennale di Cuenca, in Ecuador. Le sue opere sono entrate nelle collezioni di Tate, Museum of Modern Art di New York, Centre Pompidou di Parigi e Pérez Art Museum Miami, tra le altre istituzioni.
Nasce a Culiacán, Sinaloa, e si forma in Scienze della Comunicazione e Medicina Legale all'UNAM di Città del Messico.
Co-fonda il collettivo SEMEFO, che realizza performance e installazioni con materiali provenienti dall'obitorio di Città del Messico.
La mostra al Museum für Moderne Kunst di Francoforte porta la sua ricerca individuale a un pubblico internazionale più ampio.
Rappresenta il Messico alla 53ª Biennale con ¿De qué otra cosa podríamos hablar?, curata da Cuauhtémoc Medina.
Partecipa alla Mostra Internazionale della Biennale di Venezia nel 2019 e nel 2024, e realizza il Fourth Plinth di Londra nel 2024.
La mostra Muerte Sin Fin è tra le prime a portare la sua ricerca individuale a un pubblico museale internazionale.
Rappresenta il Messico nel padiglione nazionale con ¿De qué otra cosa podríamos hablar?, curata da Cuauhtémoc Medina.
Presenta un progetto personale nell'ambito del programma delle Tate Tanks.
Il Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano le dedica una mostra personale.
Partecipa alla Mostra Internazionale May You Live in Interesting Times, curata da Ralph Rugoff, con Tela Venezuelana.
Realizza Mil Veces un Instante, commissione pubblica dedicata alla memoria delle vittime di violenza transfobica.
Tela Venezuelana (2019) viene presentata nella Mostra Internazionale.
Riceve il premio della Prince Claus Fund dei Paesi Bassi.
Vince il premio gallese Artes Mundi, del valore di 40.000 sterline.
Riceve una menzione speciale della giuria della 58ª Biennale di Venezia per il suo contributo alla Mostra Internazionale.
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