Simone Leigh nasce nel 1967 a Chicago, Illinois, da genitori giamaicani missionari della Church of the Nazarene, e cresce nel quartiere di South Shore. Si laurea in Arte con minor in Filosofia all'Earlham College di Richmond, Indiana, nel 1990, dopo un tirocinio al Smithsonian National Museum of African Art di Washington che la avvicina alle tradizioni ceramiche africane. Lavora a lungo come ceramista prima di riconoscersi apertamente come artista a partire dal 2001; la sua prima personale è nel 2004 alla Momenta Art di New York. Da allora costruisce una scultura che intreccia la formazione tecnica nella ceramica americana con forme rese culturalmente dense come conchiglie di ciprea, foglie di tabacco, piante di banano e rafia.
Il corpo femminile nero diventa nel suo lavoro un'architettura: in Figure with Skirt (2018, oggi nella collezione del Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City) il busto è coronato da rose in porcellana e privo di volto, mentre un'ampia gonna di rafia legata a un'armatura in acciaio richiama tradizioni architettoniche e abiti cerimoniali africani. La stessa logica regge Brick House (2019), busto in bronzo alto quasi cinque metri che fonde la cupola in terra della casa Mousgoum e l'architettura Batammaliba con un'acconciatura a cornrows: commissione inaugurale per la piattaforma della High Line a New York (2019-2021). Il volto assente o chiuso è un dispositivo ricorrente, usato per proteggere un'interiorità che l'opera non consegna allo spettatore.
Parallelamente Leigh sviluppa una pratica sociale che usa lo stesso principio su scala collettiva: nel 2014, con Creative Time, realizza Free People's Medical Clinic in una brownstone di Bedford-Stuyvesant, richiamando le cliniche gratuite delle Black Panthers; nel 2016 The Waiting Room al New Museum dedica uno spazio di cura, erboristeria e movimento alla memoria di Esmin Elizabeth Green. Vince il Hugo Boss Prize nel 2018 (mostra Loophole of Retreat, Guggenheim, 2019) e, insieme alla curatrice Rashida Bumbray e alle consulenti Saidiya Hartman e Tina Campt, dà vita al formato del convegno pubblico di più giorni dedicato al lavoro intellettuale delle donne nere, ripetuto nel 2022 a Venezia durante Sovereignty, la mostra con cui rappresenta gli Stati Uniti al Padiglione USA della 59ª Biennale di Venezia, vincendo il Leone d'Oro per la migliore partecipazione nazionale. Una retrospettiva itinerante la porta tra 2023 e 2025 all'ICA di Boston, allo Hirshhorn Museum di Washington, al LACMA/California African American Museum e, nell'ottobre 2025, alla Turner Contemporary di Margate.
Nasce a Chicago; si laurea in Arte all'Earlham College (1990) dopo un tirocinio al Smithsonian National Museum of African Art.
Si riconosce come artista (2001); prima personale nel 2004; nel 2014 realizza Free People's Medical Clinic con Creative Time.
The Waiting Room al New Museum (2016); Hugo Boss Prize (2018); Brick House sulla High Line e Loophole of Retreat al Guggenheim (2019).
Leone d'Oro alla Biennale di Venezia con Sovereignty (2022); retrospettiva itinerante tra ICA Boston, Hirshhorn, LACMA (2023-2025) e Turner Contemporary (2025).
The Waiting Room.
Psychic Friends Network.
Loophole of Retreat.
Brick House.
Sovereignty.
Retrospettiva itinerante.
Recent Sculptures.
Vinta.
Vinta.
Vinta.
Studio Museum in Harlem.
Vinta.
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