La ricerca di Pascali si fonda su una radicale operazione di finzione: le sue opere sono, per definizione della Fondazione che ne conserva il lascito, «false sculture», realizzate con materiali fragili ed effimeri — tela, legno, lana d’acciaio, pelo acrilico, paglia, raffia. Le forme appaiono monumentali e archetipiche, ma sono gusci vuoti, superfici centinate che simulano la massa senza possederla. Questo scarto deriva dalla sua formazione di scenografo all’Accademia di Belle Arti di Roma e dal lavoro quotidiano per la televisione e la pubblicità, mai interrotto fino al 1968. La finzione non è un limite dichiarato con ironia difensiva: è il metodo con cui interroga la credibilità stessa dell’immagine scultorea.
Il repertorio attinge a due bacini tenuti in tensione. Da un lato le forme primarie e mitiche della cultura mediterranea — la Grande Madre, il Mare, la Terra, i Campi, gli attrezzi e i riti agricoli — restituite con la concisione strutturale del romanico pugliese e del bestiario medievale. Dall’altro le forme infantili del gioco e dell’avventura: animali della preistoria, dello zoo e del mare, giocattoli di guerra, il mondo di Tarzan, bruchi e bachi, travestimenti. Nel biennio 1967–68 questa doppia matrice si traduce in un’operazione di misurazione e ricostruzione della natura, con opere che dichiarano la propria quantità già nel titolo: 32 mq di mare circa, 1 mc di terra, 9 mq di pozzanghere. È una risposta critica, italiana e meridionale, alla Pop Art e alla Minimal Art americane, che precorre l’Arte Povera.
Le prime collettive romane, le scenografie per il Festival dei Due Mondi e l’avvio della collaborazione con la Lodolofilm.
I Pezzi anatomici, le Armi e Il mare danno corpo alla finta scultura: gusci vuoti di tela centinata, legno e materiali effimeri che simulano la massa monumentale senza possederla.
32 mq di mare circa, 1 e 2 mc di terra, 9 mq di pozzanghere; Fuoco Immagine Acqua Terra, Foligno, la Bertesca, Parigi e San Paolo.
I Bachi da setola proseguono l'operazione di misurazione e ricostruzione della natura avviata con opere che dichiarano la propria quantità già nel titolo, come 32 mq di mare circa, 1 mc di terra e 9 mq di pozzanghere.
Scenografia, con il massimo dei voti; classi di Toti Scialoja e Peppino Piccolo.
Galleria La Tartaruga, Roma: prima mostra personale, testo in catalogo di Cesare Vivaldi.
VI Biennale di San Marino; nello stesso anno Parigi, San Paolo e Montréal.
Sala personale e premio per un artista italiano, conferito postumo a mostra ancora aperta.
Roma, a cura di Palma Bucarelli: prima grande retrospettiva postuma.
Polignano a Mare, istituito con il lascito della famiglia.
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