Rosai dipinge le osterie fiorentine come architetture di tavoli, sedie e pareti che si fanno quasi murarie: in opere come Caffè Bottegone (1920) e Interno con figure (1935) i giocatori di carte restano fianco a fianco ma visivamente separati, racchiusi in una regolarità che pesa più di quanto unisca. Savinio li definì figure “tozze” e “monumentali”: non festose scene di popolo, ma spazi dove la socialità è già incrinata, fatta di attesa più che di incontro.
Nasce a Firenze il 28 aprile 1895, figlio di un falegname; frequenta l'Istituto d'Arte di Firenze dal 1906 e poi l'Accademia di Belle Arti di Firenze, da cui viene espulso nel 1912 dopo uno scontro con un insegnante. Introdotto al futurismo da Ardengo Soffici e Giovanni Papini, nel 1913 debutta a Pistoia e l'anno dopo espone alla Esposizione libera futurista della galleria Sprovieri di Roma, dove conosce Marinetti, con opere come Dinamismo bar San Marco e Scomposizione di una strada. Combatte volontario nella prima guerra mondiale, guadagnando due medaglie d'argento. Dal 1919 abbandona il futurismo per un figurativismo di osterie e vita popolare: la prima personale, nel 1920 a Firenze, introduce i Giocatori di toppa; seguono Via Toscanella (1922) e, nel 1932, la mostra di Palazzo Ferroni che lo consacra. Dopo la morte del padre nel 1922 gestisce la falegnameria di famiglia fino al 1931, quando si dedica interamente alla pittura. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Firenze dal 1942, ma ne viene allontanato dopo la guerra. Muore a Ivrea il 13 maggio 1957, per un infarto, mentre allestisce una mostra a lui dedicata al Centro Culturale Olivetti.
Frequenta l'Istituto d'Arte di Firenze dal 1906 e poi l'Accademia di Belle Arti di Firenze, da cui viene espulso nel 1912 dopo un diverbio con l'insegnante Arturo Calosci; inizia a frequentare gli ambienti di Lacerba.
Debutta nel 1913 a Pistoia ed espone nel 1914 alla Esposizione libera futurista della galleria Sprovieri con Dinamismo bar San Marco e Scomposizione di una strada; combatte volontario nella prima guerra mondiale, guadagnando due medaglie d'argento.
Abbandona il futurismo per il figurativismo popolare: la prima personale del 1920 introduce i Giocatori di toppa, seguita da Via Toscanella (1922); la personale di Palazzo Ferroni nel 1932 lo consacra.
Realizza i pannelli Paesaggi toscani per la stazione di Firenze (1935-1938), insegna all'Accademia dal 1942 e ne viene allontanato dopo la guerra; nel 1956 una retrospettiva alla Biennale di Venezia precede la morte a Ivrea, nel maggio 1957.
Prima partecipazione.
Retrospettiva dedicata al suo percorso.
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