Naeem Mohaiemen nasce a Londra nel 1969 da una famiglia che aveva cambiato più volte nazionalità nel corso di una sola generazione: il nonno era soggetto britannico in India, il padre diventò cittadino pakistano e poi bangladese lavorando come medico militare. L'infanzia di Mohaiemen si divide tra la New Tripoli School in Libia e il St. Joseph Higher Secondary School di Dhaka, prima della laurea all'Oberlin College negli Stati Uniti. Negli anni successivi all'11 settembre 2001 lavora come fotografo e attivista con il collettivo Visible Collective, con cui realizza il progetto Disappeared in America (2004-2006), un'indagine su detenzioni, deportazioni e profilazione etnica degli immigrati musulmani negli Stati Uniti, presentata in sedi come il Queens Museum di New York.
Il nucleo della sua ricerca successiva è una serie di film che indagano il fallimento delle sinistre rivoluzionarie e dei progetti di non allineamento del Novecento. United Red Army (2011), presentato alla Sharjah Biennial 10, ricostruisce gli eventi del settembre-ottobre 1977 legati ai dirottamenti dell'Armata Rossa Giapponese e del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Tripoli Cancelled (2017), film di finzione liberamente ispirato alla biografia del padre dell'artista, è stato girato interamente nell'aeroporto abbandonato di Ellinikon ad Atene, progettato da Eero Saarinen e chiuso nel 2001: racconta un uomo che vive da solo per dieci anni in quello spazio, tra attese e piccoli rituali quotidiani. Lo stesso anno, Two Meetings and a Funeral (2017), installazione video a tre canali presentata a documenta 14 ad Atene e Kassel, ricostruisce attraverso architetture e archivi di New York, Algeri e Dhaka lo scontro tra il Movimento dei Paesi Non Allineati e l'Organizzazione della Cooperazione Islamica. Per questi lavori Mohaiemen è stato finalista al Turner Prize nel 2018, premio assegnato quell'anno a Charlotte Prodger.
Nel 2014 presenta la sua prima mostra personale europea alla Kunsthalle Basel, curata da Adam Szymczyk, accompagnata dalla pubblicazione Prisoners of Shothik Itihash, che intreccia saggi, immagini e pagine di diario per proporre una storia alternativa tra il 1929 e il 1979. Nel 2017-2018 il MoMA PS1 di New York gli dedica la mostra personale There Is No Last Man, che include anche Volume Eleven (flaw in the algorithm of cosmopolitanism) (2016), dittici dedicati agli scritti del prozio dell'artista, lo scrittore Syed Mujtaba Ali. Il film Jole Dobe Na / Those Who Do Not Drown (2020) debutta alla Yokohama Triennale e viene poi presentato in forma di mostra personale al Bildmuseet di Umeå nel 2021. Dal 2019 Mohaiemen dirige il programma di arti visive della School of the Arts della Columbia University, dove ha anche conseguito un dottorato in antropologia lo stesso anno. Le sue opere fanno parte delle collezioni permanenti del Museum of Modern Art di New York, della Tate di Londra e del Van Abbemuseum di Eindhoven.
Nasce a Londra; infanzia tra Tripoli (Libia) e Dhaka (Bangladesh).
Realizza con il collettivo Visible Collective un'indagine su detenzioni e deportazioni post 11 settembre.
Sviluppa United Red Army, Tripoli Cancelled e Two Meetings and a Funeral, presentata a documenta 14.
È finalista al Turner Prize; completa il dottorato in antropologia alla Columbia University.
Prima presentazione di United Red Army.
Prima personale europea, a cura di Adam Szymczyk.
Mostra All the World's Futures.
Prima presentazione di Tripoli Cancelled e Two Meetings and a Funeral.
Personale There Is No Last Man.
Mostra dei finalisti del Turner Prize.
Debutto di Jole Dobe Na / Those Who Do Not Drown.
Mostra personale.
John Simon Guggenheim Memorial Foundation.
Finalista, Fondazione Merz, Torino.
Finalista, Tate Britain, Londra.
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