Come può una forma che rifiuta la raffigurazione evocare comunque una figura?
Monia Ben Hamouda è un'artista visiva italo-tunisina nata a Milano nel 1991. Cresciuta con le lezioni di calligrafia impartite dal padre, calligrafo di arte islamica, la sua ricerca lavora sull'aniconismo, il divieto islamico di raffigurare la figura umana, non come limite da rispettare ma come materiale su cui costruire un linguaggio visivo. Calligrafia araba svuotata di significato, pannelli in ferro tagliati al laser e polveri di spezie come curcuma, cumino, peperoncino e henné compongono forme che restano leggibili come segno astratto e insieme lasciano intravedere figure, animali o presenze demoniache.
Il gesto calligrafico diventa struttura scultorea: la scrittura, privata del suo valore semantico, si irrigidisce in pannelli di metallo che richiamano le forme di archi e architetture islamiche, mentre le spezie applicate in superficie agiscono come pigmento e offerta rituale effimera. In Night of Hinnā (2021) e Wudu Diorama (2022) materiali domestici e cerimoniali si trasformano in dispositivi installativi; in The Destruction of the Idols of Ka'ba (2023) l'iconoclastia diventa soggetto esplicito; in Theology of Collapse (The Myth of Past) I-X (2024) dieci pannelli in ferro laser-cut, colorati con paprika, cannella e ibisco, mettono in scena il crollo di un'architettura simbolica.
Nei lavori presentati in mostre come Path of Totality e After Totality, il crollo non è più soltanto perdita: diventa anche riconfigurazione, un modo per riorientare ciò che si è rotto invece di ricostruirlo com'era.
AniconismoIl divieto di raffigurare diventa materiale della forma.
Memoria ancestraleIl sapere calligrafico del padre ritorna come gesto scultoreo.
MaterialitàSpezie effimere e ferro permanente si scambiano di ruolo.
IconoclastiaDistruggere l'idolo diventa anche un atto di rifondazione.
Contesto della ricerca
Quando emerge
Inizio anni 2020 · dal 2021, prima personale a Chert Lüdde Gallery, Berlino
Formazione
2014 · Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, IT
Temi
IdentitàMemoriaMaterialitàSacro
Linguaggi & media
SculturaInstallazioneScrittura
Art Figures
Giulia Ferracci · cura la personale del MAXXI Bulgari Prize IV al MAXXI, Roma (2024-2025)Anissa Touati · cura più occasioni del percorso, tra il 2022 (Jevouspropose, Zurigo) e il 2025 (YA'ABURNEE, Selma Feriani Gallery)Emanuele Guidi · cura più tappe della ricerca, dalla collettiva The Lying Body: Only the Future Revisits The Past (ar/ge kunst, 2022) a una personale nel 2026
MAXXI, RomaMACRO, RomaMuseion, BolzanoFondazione Sandretto Re Rebaudengo, TorinoFRAC Bretagne, RennesFRAC CorsicaTBA21 - Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, Madrid
Cronologia della ricerca
2017-2019Assemblaggi rituali
Oggetti trovati, resina e materiali organici sono legati con fascette di plastica insieme a calligrafia araba priva di significato semantico, come in Prediction (2019).
2021-2023Ferro e spezie
La calligrafia si irrigidisce in pannelli di ferro tagliati al laser colorati con polveri di spezie, come in Night of Hinnā (2021) e The Destruction of the Idols of Ka'ba (2023).
dal 2024Collasso e ricomposizione
Le installazioni raggiungono una scala monumentale, come in Theology of Collapse (The Myth of Past) I-X (2024), e il crollo diventa anche possibilità di riconfigurazione.
Passaggi istituzionali
2024MAXXI, Roma
MAXXI Bulgari Prize IV, curata da Giulia Ferracci
202514. Taipei Biennial, Taipei
Whispers on the Horizon, curata da Sam Bardaouil e Till Fellrath