Lydia Silvestri parte quasi sempre da una figura del mito, Salomè o Arianna, ma non la racconta: la riduce a volume, a torsione, a superficie. Per farlo non le bastano i materiali della scultura tradizionale, così ne mette a punto di propri: il magma, impasto di resine inerti e palatali, e il lapis, resine inerti ed epossidiche, affiancati a pietra, marmo, bronzo, legno, gres e terracotta. Anche il vetro di Murano entra nel suo vocabolario come materia da plasmare, mobile e impalpabile. La forma astratta diventa il modo per chiedersi che cosa resti di un mito quando se ne toglie il racconto.
Nata a Chiuro, in Valtellina, nel 1929, Silvestri si forma all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove è allieva di Marino Marini, e guarda a Constantin Brâncuși nella ricerca di una forma essenziale. Esordisce nella seconda metà degli anni Cinquanta: nel 1955 tiene la prima personale alla Galleria Schettini di Milano, con un testo di Giuseppe Grieco, e nel 1956 espone alla Quadriennale di Roma e alla XXVIII Biennale di Venezia, dove torna nel 1966. Tiene una personale alla Grosvenor Gallery di Londra nel 1964 e, nel 1971, espone alla Galleria del Naviglio di Milano i Sogni, sculture in vetro di Murano realizzate tra il 1969 e il 1970. Nel 1976 lavora alla serie incisa Storia di Salomè. Negli stessi anni realizza opere su commissione con architetti, per l'Imperial Hotel di Tokyo, l'Hilton di Hong Kong e lo Sheraton di Damasco. Nel 1989 presenta a Milano, lungo Corso Vittorio Emanuele, il grande percorso scultoreo Arianna e il Minotauro; nel 1999 il progetto è presentato ai Giardini Pubblici di Parco Palestro. Muore a Colico, sul Lago di Como, nel 2018; la Fondazione Lydia Silvestri ne conserva oggi l'archivio.
Allieva di Marino Marini a Brera; nel 1955 la prima personale alla Galleria Schettini, nel 1956 la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia.
Tiene una personale alla Grosvenor Gallery di Londra (1964) e alla Galleria del Naviglio di Milano espone i Sogni in vetro di Murano (1971).
Realizza la serie incisa Storia di Salomè, dove la figura biblica diventa archetipo di contraddizione umana.
Nel 1989 il percorso scultoreo Arianna e il Minotauro lungo Corso Vittorio Emanuele a Milano; nel 1999 la presentazione ai Giardini di Parco Palestro.
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