Lorna Simpson costruisce da quarant'anni un linguaggio fotografico in cui il testo non commenta l'immagine ma la completa, spesso sostituendo il volto con un corpo di spalle o acefalo. Il suo lavoro mette in tensione razza, genere e identità, interrogando gli stereotipi sulla rappresentazione delle donne afroamericane nella cultura visiva statunitense. Dalla metà degli anni Duemila sposta lo stesso procedimento dalla fotografia alla pittura e al collage su archivi storici, senza mai abbandonare il rapporto fra testo e immagine.
Nata il 13 agosto 1960 a Brooklyn, New York, Simpson si forma alla School of Visual Arts di New York e consegue un master all'Università della California, San Diego, nel 1985. Le opere che la impongono all'attenzione critica sono Gestures/Reenactments (1985) e Waterbearer (1986), fotografia in bianco e nero con lettering in vinile. Nel 1990 è tra le prime artiste afroamericane a esporre alla Biennale di Venezia, nello stesso anno della personale Projects 23 al MoMA di New York. A metà degli anni Novanta stampa fotografie di grande formato su feltro, come Wigs (1994), e passa poi al video con Call Waiting (1997) e Corridor (2003). Nel decennio successivo lavora su collage da archivi di riviste storiche afroamericane come Ebony e Jet, nella serie Unanswerable (2018). Dal 2015, dopo la 56ª Biennale di Venezia curata da Okwui Enwezor, sviluppa una pittura multi-pannello; più di recente lavora su ghiaccio, paesaggi artici e lavature d'inchiostro nelle serie Ice, Special Characters ed Earth and Sky, presentate nel 2026 nella mostra Third Person a Punta della Dogana, Venezia, curata da Emma Lavigne.
Dopo il master alla University of California, San Diego, le prime opere foto-testo, Gestures/Reenactments e Waterbearer, la impongono all'attenzione critica; nel 1990 espone alla Biennale di Venezia e al MoMA di New York.
Stampa fotografie di grande formato su feltro in Wigs e passa al video, con Call Waiting (1997) e l'installazione Corridor (2003).
Dopo la Biennale di Venezia curata da Okwui Enwezor sviluppa una pittura multi-pannello; lavora in parallelo su collage da archivi di riviste storiche afroamericane in Unanswerable.
Presenta a Punta della Dogana, a Venezia, la mostra Third Person, curata da Emma Lavigne, con lavori recenti su ghiaccio e paesaggi artici.
“Projects 23”
retrospettiva dei vent'anni di carriera
“All the World's Futures”, curata da Okwui Enwezor
“Third Person”, curata da Emma Lavigne
primo premio assegnato, Studio Museum in Harlem
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