Lorenzo Scotto di Luzio dipinge mondi naturali idilliaci e disegna caricature tragicomiche della contemporaneità, ma dietro i fiori e i ritratti a carboncino nasconde sempre un commento acido sulle debolezze e le gerarchie della vita quotidiana. La sua opera si muove con ironia tra materiali eterogenei: volti modellati con glasse e confetture di zucchero, ritratti a carboncino di grande formato che trasformano personaggi reali o storici in caratterizzazioni tragicomiche, installazioni come Spartifila (2017), realizzata con coni stradali, corde e secchi di plastica per evocare i sistemi di smistamento e controllo degli spazi pubblici. Negli ultimi anni ha spostato il fulcro della ricerca sulla pittura e sul disegno: nel 2024 la personale Tout le monde se fout des fleurs da Vistamare a Pescara presenta quaranta dipinti che costruiscono un mondo naturale idealizzato, consolatorio quanto inquieto, mentre Amate sponde (2025) raccoglie disegni a carboncino e inchiostro di china pensati come un archivio identitario che mescola storia dell'arte, cronaca e comportamento senza gerarchie.
Nato a Pozzuoli, in provincia di Napoli, nel 1972, Scotto di Luzio si forma nello studio dello scultore Giuseppe Desiato prima di fondare nel 1992, insieme a Giulia Piscitelli e Pasquale Cassandro, lo Studio Aperto Multimediale di Napoli, un laboratorio collettivo che segna l'inizio della sua ricerca cross-mediale tra fotografia, video, disegno e installazione. Le prime personali arrivano nella seconda metà degli anni Novanta; l'artista trasferisce poi parte della propria attività anche a Berlino, dove porta il proprio studio pur restando legato a Napoli. Nel 2007 la personale Tableaux Vivant al Museo Madre di Napoli consolida la sua posizione tra gli artisti più seguiti della sua generazione, seguita da presenze alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2010) e al Castello di Rivoli (2014). Il Museo Madre di Napoli acquisisce poi l'opera Cool Memories nell'ambito del PAC – Piano per l'Arte Contemporanea del Ministero della Cultura (2024), mentre il 2025 e il 2026 lo vedono coinvolto in rassegne collettive di respiro nazionale come Facile ironia al MAMbo di Bologna, Il campo espanso a Palazzo Collicola di Spoleto e Tragicomica al MAXXI di Roma.
Fondazione dello Studio Aperto Multimediale e prime ricerche tra fotografia, video e installazione, fino alla personale al Museo Madre.
Ritratti a carboncino, sculture di zucchero e installazioni con materiali trovati, con presenze alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, al Castello di Rivoli e a Merano Arte.
La ricerca si concentra su paesaggi e nature idealizzate, con l'ingresso nella scuderia di Vistamare.
Personali a Pescara e Milano, acquisizione di un'opera al Museo Madre tramite il PAC e partecipazione a mostre di sintesi come Tragicomica al MAXXI.
Personale Tableaux Vivant, tra le prime grandi occasioni museali dell'artista.
Partecipazione a una mostra collettiva della fondazione torinese dedicata all'arte italiana contemporanea.
Presenza in una rassegna collettiva del museo piemontese.
Personale in bocca a te ogni cosa muore, a cura di Christiane Rekade, con disegni a carboncino e l'installazione Spartifila.
Partecipazione alla collettiva Facile ironia. L'ironia nell'arte italiana tra XX e XXI secolo.
Presenza nella collettiva Il campo espanso. Arte e agricoltura in Italia dagli anni Sessanta a oggi, a cura di Simone Ciglia.
Partecipazione alla grande collettiva Tragicomica, a cura di Andrea Bellini e Francesco Stocchi, con oltre 300 opere di 130 artisti.
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