Arrivato a Roma il primo gennaio 1956, Kounellis esordisce con una pittura di segni: acrilico nero steso su tela bianca a comporre lettere, numeri e frecce prelevati dalla segnaletica urbana. La prima personale, L’alfabeto di Kounellis, si tiene alla Galleria La Tartaruga nel giugno 1960, procurata dal suo maestro Toti Scialoja. Il passaggio decisivo avviene nel 1967, quando la superficie dipinta cede il posto alla materia reale: la Margherita di fuoco, fiore di metallo attraversato da una fiamma a gas, e la prima carboniera, struttura di ferro colma di carbone. Nello stesso anno Germano Celant lo include in Arte Povera — Im Spazio: da quel momento ferro, carbone, fuoco, lana, juta, terra e caffè diventano il vocabolario stabile del lavoro.
Il lavoro si costruisce come teatro: l’opera è una scena che richiede presenza, durata e corpo. Nel 1969 alla Galleria L’Attico di Roma installa dodici cavalli vivi, e nello stesso periodo introduce uccelli e fiamme a gas. Nel 1970 il pianista Frederic Rzewski esegue il Va’ pensiero verdiano all’interno dell’opera; nel 1971 e nel 1973 la scena è affidata a flautisti, con frammenti mozartiani. Dal 1968 al 1982 collabora ripetutamente con il regista Carlo Quartucci. La lastra di ferro, con gli oggetti che trattiene o mura, funziona come soglia fra pittura e spazio reale: frammento superstite di un ordine perduto, che Kounellis riconduce tanto alla scultura equestre classica quanto alle pratiche dadaiste del Cabaret Voltaire.
Una pittura di segni: acrilico nero steso su tela bianca a comporre lettere, numeri e frecce prelevati dalla segnaletica urbana.
La superficie dipinta cede il posto alla materia reale: la Margherita di fuoco, fiore di metallo attraversato da una fiamma a gas, e la prima carboniera, struttura di ferro colma di carbone; poi dodici cavalli vivi, uccelli, fiamme e musica eseguita dal vivo introducono durata, imprevedibilità e rischio.
Il Premio Pino Pascali e le personali di Parigi, Eindhoven, Londra, Baden-Baden, Bordeaux, Chicago e Castello di Rivoli.
La lastra di ferro, con gli oggetti che trattiene o mura, funziona come soglia fra pittura e spazio reale, frammento superstite di un ordine perduto; l'insegnamento, dal 1993 al 2001, trasmette a una generazione il metodo del frammento.
Iscritto subito dopo l’arrivo in città; docenti Franco Gentilini e Toti Scialoja.
Galleria La Tartaruga, Roma, giugno: prima personale, presentazione di Mario Diacono.
Galleria L’Attico, Roma: l’opera più nota, momento fondativo dell’Arte Povera.
V edizione.
Torino; il museo conserva anche opere in collezione permanente.
Fondazione Prada, Ca’ Corner della Regina, Venezia, 11 maggio – 24 novembre, a cura di Germano Celant.
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