Nata nel 1970 nello Staffordshire, Helen Cammock ha lavorato per un decennio come assistente sociale prima di iscriversi, intorno ai trentacinque anni, alla University of Brighton (BA in Fotografia, 2005-2008) e poi al Royal College of Art di Londra (MA in Fotografia, 2009-2011); in precedenza aveva già conseguito una laurea in Sociologia alla University of Sussex (1989-1992). Nel 2017 la mostra personale Shouting in Whispers da Cubitt a Londra introduce il suo linguaggio caratteristico: un film, una collezione di francobolli reinventata, stampe e performance scandite nei momenti di apertura, metà e chiusura della mostra, con testi di Maya Angelou, James Baldwin e Frantz Fanon intrecciati alla sua voce per interrogare la gerarchia delle storie e chi viene reso invisibile.
Il 16 aprile 2018 Cammock vince il Max Mara Art Prize for Women, assegnato dalla Collezione Maramotti e dalla Whitechapel Gallery di Londra: il premio le garantisce una residenza italiana di sei mesi tra Bologna, Firenze, Venezia, Roma, Palermo e Reggio Emilia, durante la quale studia la musica barocca e prende lezioni di canto. Ne nasce Che Si Può Fare (Whitechapel Gallery e Collezione Maramotti, 2019), dedicata al lamento come forma espressiva femminile e alle compositrici barocche Barbara Strozzi, Francesca Caccini e Lucrezia Vizzana. Parallelamente, The Long Note (Void, Derry, 2018; Irish Museum of Modern Art, Dublino, 2019) ricostruisce attraverso interviste a donne attiviste il ruolo femminile nel movimento per i diritti civili di Derry/Londonderry del 1968. Per questo lavoro Cammock viene candidata al Turner Prize 2019 insieme a Lawrence Abu Hamdan, Oscar Murillo e Tai Shani; i quattro finalisti chiedono e ottengono che il premio sia condiviso, un fatto senza precedenti.
Nel decennio successivo Cammock prosegue la ricerca su memoria, lutto e resistenza con progetti come They Call It Idlewild (Wysing Arts Centre, Cambridge, 2020, poi Oakville Galleries, Ontario, 2023) e una residenza al Rivers Institute for Social Practice and the Arts a New Orleans (2022), culminata nella mostra I Will Keep My Soul (2023). Nel 2025 presenta alla National Portrait Gallery di Londra Persistence, opera video che affronta il ruolo di Winston Churchill nella carestia del Bengala del 1943, confermando una ricerca costante: far emergere, attraverso registri vocali molteplici, le storie che la narrazione storica dominante lascia ai margini.
Laurea in Sociologia a Sussex, poi formazione in fotografia a Brighton e al Royal College of Art, dopo un decennio come assistente sociale.
Shouting in Whispers da Cubitt (Londra) definisce il metodo fatto di film, stampa, performance e testi presi in prestito.
Vince il Max Mara Art Prize for Women; produce The Long Note e Che Si Può Fare; candidata e premiata, congiuntamente, al Turner Prize 2019.
Residenza al Rivers Institute di New Orleans; presenta Persistence alla National Portrait Gallery di Londra sul ruolo di Churchill nella carestia del Bengala del 1943.
Mostra Che Si Può Fare.
The Long Note.
Mostra del Turner Prize 2019.
Mostra collettiva.
Personale.
Mostra collettiva.
Persistence.
Whitechapel Gallery e Collezione Maramotti, vinto.
vinto.
Apri la scheda interattiva di questo artista su ixart.net
ixart.net · la mappa dell'arte contemporanea