Helen Cammock costruisce opere corali in cui canto, lettura ad alta voce, intervista e archivio si intrecciano senza risolversi in una voce narrante unica, per restituire spazio a figure femminili cancellate dalla storia ufficiale. Nel 2017 la mostra personale Shouting in Whispers da Cubitt a Londra introduce questo linguaggio: un film, una collezione di francobolli reinventata, stampe e performance scandite nei momenti di apertura, metà e chiusura della mostra, con testi di Maya Angelou, James Baldwin e Frantz Fanon intrecciati alla sua voce per interrogare la gerarchia delle storie e chi viene reso invisibile. In Che Si Può Fare (2019) studia la musica barocca e il canto per dare voce alle compositrici Barbara Strozzi, Francesca Caccini e Lucrezia Vizzana, mentre in The Long Note (2018-2019) ricostruisce attraverso interviste a donne attiviste il ruolo femminile nel movimento per i diritti civili di Derry/Londonderry del 1968.
Nata nel 1970 nello Staffordshire, Cammock ha lavorato per un decennio come assistente sociale prima di conseguire una laurea in Sociologia alla University of Sussex (1989-1992) e di iscriversi, intorno ai trentacinque anni, alla University of Brighton (BA in Fotografia, 2005-2008) e poi al Royal College of Art di Londra (MA in Fotografia, 2009-2011). Il 16 aprile 2018 vince il Max Mara Art Prize for Women, assegnato dalla Collezione Maramotti e dalla Whitechapel Gallery di Londra, che le garantisce una residenza italiana di sei mesi tra Bologna, Firenze, Venezia, Roma, Palermo e Reggio Emilia. Per The Long Note viene candidata al Turner Prize 2019 insieme a Lawrence Abu Hamdan, Oscar Murillo e Tai Shani; i quattro finalisti chiedono e ottengono che il premio sia condiviso, un fatto senza precedenti. Nel decennio successivo prosegue la ricerca su memoria, lutto e resistenza con progetti come They Call It Idlewild (Wysing Arts Centre, Cambridge, 2020, poi Oakville Galleries, Ontario, 2023) e una residenza al Rivers Institute for Social Practice and the Arts a New Orleans (2022), culminata nella mostra I Will Keep My Soul (2023). Nel 2025 presenta alla National Portrait Gallery di Londra Persistence, opera video sul ruolo di Winston Churchill nella carestia del Bengala del 1943.
Laurea in Sociologia a Sussex, poi formazione in fotografia a Brighton e al Royal College of Art, dopo un decennio come assistente sociale.
Shouting in Whispers da Cubitt (Londra) definisce il metodo fatto di film, stampa, performance e testi presi in prestito.
Vince il Max Mara Art Prize for Women; produce The Long Note e Che Si Può Fare; candidata e premiata, congiuntamente, al Turner Prize 2019.
Residenza al Rivers Institute di New Orleans; presenta Persistence alla National Portrait Gallery di Londra sul ruolo di Churchill nella carestia del Bengala del 1943.
Mostra Che Si Può Fare.
The Long Note.
Mostra del Turner Prize 2019.
Mostra collettiva.
Personale.
Mostra collettiva.
Persistence.
Whitechapel Gallery e Collezione Maramotti, vinto.
vinto.
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