Come un atlante non cronologico ricostruisce un vocabolario visivo di decenni?
Davide Benati debutta a Milano nel 1972, nel pieno dell'egemonia dell'arte concettuale, riportando centralità alla pittura e in particolare all'acquerello, scelto per la sua trasparenza. Da allora lavora quasi esclusivamente su carta fibrosa nepalese, trattando la luce non come dato fisico da descrivere ma come presenza da rendere visibile sulla superficie.
Negli anni accumula un vocabolario di segni e motivi ricorrenti, riferimenti alla stampa giapponese (Hokusai, Hiroshige, Utamaro) più che alla tradizione pittorica europea, che non organizza mai in sequenza cronologica ma per affinità visiva. Nella mostra bolognese Portolano (2026) questo principio diventa esplicito: l'allestimento non segue l'ordine delle opere nel tempo ma le dispone come un atlante warburghiano, un percorso tra segni e motivi collegati.
Il titolo stesso, che richiama lo strumento di orientamento marittimo medievale, descrive la funzione che Benati attribuisce al proprio corpo di lavoro: non una linea biografica da seguire, ma una mappa da consultare per affinità.
Acquerello su carta nepaleseLavora quasi esclusivamente su carta fibrosa nepalese, trasparente alla luce.
Atlante non cronologicoOrganizza il proprio vocabolario visivo per affinità, non per sequenza temporale.
Riferimenti non occidentaliDialoga con la stampa giapponese più che con la tradizione pittorica europea.
Luce come materia spiritualeTratta la luce non come dato fisico ma come presenza da rendere visibile sulla carta.
Contesto della ricerca
Quando emerge
Inizio anni 80 · la Biennale di Venezia lo invita nel 1982, e nel 1990 gli dedica una sala personale nel Padiglione Italia
Temi
Luce e trasparenzaAtlante visivoMemoria del segnoCultura visiva non occidentale
Linguaggi & media
PitturaDisegno
Art Figures
Tommaso Trini · critico, invita Benati alla Biennale di Venezia nel 1982Lea Vergine · cura con Cherubini e Gualdoni la sala personale di Benati al Padiglione Italia, Biennale di Venezia, 1990Flaminio Gualdoni · co-curatore della sala personale al Padiglione Italia, Biennale di Venezia, 1990Antonio Tabucchi · scrive un racconto per un catalogo di Benati; la loro amicizia è citata anche nel comunicato di Portolano, 2026Sandro Parmiggiani · cura la personale Origami, Bonioni Arte, 2020, e firma la monografia Skira del 2010Walter Guadagnini · cura con Silvia Cavalchi la personale Encantadas, Fondazione Palazzo Magnani, 2024-25
Art Spaces
Galleria Il Giorno, MilanoMarlboroughLuca Tommasi Arte Contemporanea, MilanoBonioni Arte, Reggio EmiliaOTTO Gallery, Bologna
Cronologia della ricerca
1972-1982Pittura contro il concettuale
Debutta a Milano negli anni dell'egemonia concettuale, riportando centralità all'acquerello per la sua trasparenza; nel 1982 la Biennale di Venezia lo invita.
1990-1999Consacrazione museale
La sala personale al Padiglione Italia della Biennale 1990 e le personali ai Musei Civici di Reggio Emilia consolidano il suo vocabolario pittorico.
2006-2018Parentesi internazionale
Un decennio di rapporto quasi esclusivo con la galleria Marlborough lo allontana dal circuito italiano, fino al ritorno nel 2018 con Back to Italy.
2024-2026L'atlante del vocabolario visivo
Con Encantadas e Portolano organizza decenni di segni e motivi come un atlante non cronologico delle proprie immagini ricorrenti.
Passaggi istituzionali
1990Biennale di Venezia
Sala personale nel Padiglione Italia, a cura di Lea Vergine, Laura Cherubini e Flaminio Gualdoni.
1986Quadriennale di Roma
Partecipa alla rassegna nazionale della Quadriennale.
2010Musei Civici di Reggio Emilia
Personale con testo critico di Luciano Caramel.
2024Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia
Personale Encantadas, a cura di Walter Guadagnini con Silvia Cavalchi.