Nei primi anni '90 Kalpakjian è tra i primi artisti a costruire interi ambienti con software CAD e 3D, AutoCAD e Form-Z, e a trasferirli su stampa fotografica come se fossero scatti reali. Uffici, corridoi, atri, condotti d'aerazione: luoghi anonimi, istituzionali, senza persone, che esistono solo come dato digitale prima di diventare immagine.
L'artista preferisce definirli spazi "condivisi" piuttosto che "burocratici": la distinzione conta, perché sposta l'attenzione dalla critica dell'ufficio alla domanda su chi osserva, chi controlla, chi è escluso da quegli ambienti vuoti e perfettamente illuminati.
Esordi come scultore e installatore (prima personale "Magnascanner 3000", Paula Allen Gallery, 1990); svolta verso immagini CAD fotorealistiche di spazi istituzionali inesistenti
Opere chiave entrano nelle collezioni museali ("Lobby", "Corridor", "HVAC"); ciclo "Black Box" con robot Sony AIBO, da Andrea Rosen Gallery (2002) al Centre VOX di Montréal (2013)
Passaggio alle stampe inkjet di grande formato; personali alla Kai Matsumiya di New York (2017, 2020, 2023, 2024) e collettive con Good Weather, Chicago
"010101: Art in Technological Times"; nello stesso anno, "BitStreams" al Whitney Museum
"Out of Site: Fictional Architectural Spaces"
"Reality Check: Truth and Illusion in Contemporary Photography"
"After Photoshop"
"Drone: The Automated Image"
"In Real Life"
"Broken Waves Sky"
"(Pre)History Lessons..."
Sito ufficiale kalpakjian.com, Wikipedia, Metropolitan Museum of Art, MoMA, Whitney Museum of American Art, SFMOMA, Centre Pompidou, Frieze.
Esistono due opere omonime intitolate "Corridor": un video del 1995 nella collezione SFMOMA e una stampa Cibachrome del 1997 nella collezione del Metropolitan Museum of Art. Sono opere distinte; in questa scheda si cita, per chiarezza, solo quella del 1997 conservata al Met.
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