Carlo Alfano affida la misura del proprio lavoro non alla forma visibile ma al vuoto che la separa dal soggetto: cornici, cilindri e tagli diventano strumenti che registrano una distanza invece di rappresentarla. In 'Stanza per voci' (1968-1969) una cornice d'alluminio racchiude uno spazio vuoto riempito solo da voci registrate su nastro, mentre nel ciclo 'Metaforme' superfici cilindriche trasparenti o riflettenti alterano la visione di chi guarda, piegando lo spettatore dentro la propria immagine deformata. Lo stesso principio regge 'Frammenti di un autoritratto anonimo' (dal 1969), dove annota su nastro magnetico secondi, pause e silenzi al posto dei tratti del volto, un ritratto che misura solo il tempo trascorso, portata avanti fino alla morte. Nel ciclo 'Eco-Discesa' taglia la tela e la richiude con fili spessi, lasciando visibile la ferita al centro dell'opera, come un'ultima variazione sullo stesso vuoto misurato.
Nato a Napoli il 22 maggio 1932, studia all'Accademia di Belle Arti della città sotto Emilio Notte e debutta nel 1955 alla Galleria San Carlo, presentato da Armando de Stefano. Dopo una fase informale, dall'inizio degli anni Sessanta sposta la ricerca sulla percezione, e tra il 1968 e il 1969 realizza anche 'Archivio delle Nominazioni'. Negli anni Settanta torna alla figurazione attraverso Caravaggio, da cui derivano i cicli 'Eco' e 'Dalla vocazione al giocatore'. Espone alla XL Biennale di Venezia nel 1982 e resta legato alla galleria Modern Art Agency di Lucio Amelio, a Napoli. Muore a Napoli il 25 ottobre 1990, lasciando una delle ultime opere maggiori, 'Camera n.1' (1987), poi donata al Museo di Capodimonte; nel 2001 Castel dell'Ovo gli dedica un'ampia retrospettiva.
Nasce a Napoli il 22 maggio.
Studia all'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto Emilio Notte.
Prima personale alla Galleria San Carlo di Napoli, presentato da Armando de Stefano.
Sposta la ricerca sulla percezione con cilindri metallici trasparenti o riflettenti.
Realizza 'Archivio delle Nominazioni' e 'Stanza per voci', cornice d'alluminio che racchiude un vuoto riempito solo da voci registrate.
Inizia la serie che annota su nastro magnetico secondi, pause e silenzi al posto dei tratti del volto.
Sviluppa i cicli 'Eco' e 'Dalla vocazione al giocatore' a partire da dipinti di Caravaggio.
Espone 'Luce-grigio' alla XL edizione.
Completa una delle ultime opere maggiori, poi donata al Museo di Capodimonte.
Muore a Napoli il 25 ottobre.
Debutta con una personale presentata da Armando de Stefano.
Partecipa alla XL edizione con l'opera 'Luce-grigio'.
Una mostra personale, curata da Bruno Corà, precede la donazione di 'Camera n.1'.
Una retrospettiva postuma riunisce opere da collezioni pubbliche e private.
È incluso in un progetto dedicato a Marcello Rumma, figura chiave della curatela a Napoli negli anni 60.
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