La ricerca di Alberto Burri trasforma la superficie pittorica in un luogo fisico nel quale la materia viene cucita, lacerata, bruciata, fusa, deformata e lasciata crettare.
Dalla fine degli anni Quaranta introduce materiali estranei alla tradizione pittorica — catrame, pomice, sacco, legno, ferro, plastica e poi Cellotex — non come sostituti del colore, ma come elementi dotati di qualità proprie. È la materia stessa a costruire l’immagine.
Nei Sacchi cuciture, strappi e rattoppi diventano struttura compositiva; nelle Combustioni il fuoco è uno strumento operativo; nei Ferri e nelle Plastiche il calore modifica fisicamente la superficie; nei Cretti la frattura diventa ritmo; nei Cellotex la materia si riduce a rapporti essenziali di superficie, forma e colore.
Burri porta così la pittura al limite della propria definizione: l’immagine non viene rappresentata, accade attraverso il comportamento della materia.
Abbandonata la medicina, comincia a dipingere; sul finire degli anni Quaranta entrano in superficie catrame, pomice e altri materiali estranei alla tradizione pittorica, non come sostituti del colore ma come elementi dotati di qualità proprie.
Catrami e Sacchi, il Gruppo Origine nel 1951, e dal 1953 James Johnson Sweeney che lo porta dentro il sistema museale statunitense. Combustioni, Legni e Ferri.
Nelle Plastiche il calore modifica fisicamente la superficie; nei Cretti la frattura diventa ritmo; nei Cellotex la materia si riduce a rapporti essenziali di superficie, forma e colore.
Il ciclo dei Cretti approda al Grande Cretto, mentre i Cellotex portano a compimento una pittura in cui l’immagine non viene rappresentata: accade attraverso il comportamento della materia.
Mostra individuale nella sezione italiana della XXX Esposizione internazionale d’arte.
Il ciclo ambientale Sestante.
Alberto Burri: The Trauma of Painting, la retrospettiva più completa mai realizzata negli Stati Uniti.
Tappa europea della retrospettiva, con circa settanta opere.
Prigioniero di guerra negli Stati Uniti, abbandona la professione medica e comincia a dipingere.
Prime personali alla Galleria La Margherita.
La materia diventa definitivamente protagonista.
James Johnson Sweeney lo invita a esporre: il passaggio decisivo per il riconoscimento statunitense.
Burri istituisce la propria fondazione e vi dona trentadue opere.
Apertura della collezione.
La seconda grande sede museale dedicata alla sua opera.
Muore il 13 febbraio.
The Trauma of Painting, retrospettiva a cura di Germano Celant.
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